Berco non è solo un’azienda copparese o ferrarese, Berco è un pezzo del sistema industriale italiano e per questo, la crisi che sta attraversando, va affrontata come una priorità di carattere nazionale.
In un’economia globalizzata le crisi aziendali di colossi come Thyssen (piuttosto che Basell o altre) non possono essere lasciate solamente nelle mani degli umori del mercato o delle trattative tra l’azienda e i lavoratori, devono vedere un impegno straordinario delle principali istituzioni del Paese e del Governo in primo luogo.
Un Governo che afferma giustamente che i temi del lavoro e dello sviluppo sono prioritari, che commissaria l’Ilva per non perdere un pezzo importante del sistema industriale italiano, esprime la volontà di portare avanti una chiara strategia di politica industriale e quindi non può non affrontare con altrettanta determinazione la questione Thyssen.
In questi anni il nostro Paese sulle politiche industriali è rimasto al palo e nel frattempo la congiuntura economica ha portato molte imprese multinazionali ad entrare in crisi e chiudere i battenti in Italia senza che ci fossero interventi forti per impedire tutto questo. Nel nostro territorio le situazioni di sofferenza sono diverse e credo si sia tutti consapevoli che non possono certo essere gli enti locali a trovare le soluzioni. Non abbiamo gli strumenti, non abbiamo la forza, non abbiamo risorse da mettere in campo. Berco è l’emblema della difficoltà ad avviare un confronto vero in assenza di un ruolo forte del Governo.
Certo, nel caso di Berco oltre alle difficoltà della situazione si aggiungono altri fattori: un atteggiamento irrispettoso per non dire provocatorio nei confronti delle istituzioni e delle forze sindacali che ha visto l’azienda mostrare disponibilità al confronto la mattina e comunicare ai lavoratori lo stesso pomeriggio l’applicazione del contratto nazionale in sostituzione di quello aziendale con decurtazione significativa degli stipendi dei lavoratori.
Nel caso di Berco poi constatiamo un’inconsueto atteggiamento in tema di relazioni industriali e sindacali in una Regione nella quale si è sottoscritto un impegno condiviso anche da Confindustria a mettere in atto tutti gli interventi possibili per superare le crisi senza licenziamenti, senza scaricare sui lavoratori i problemi in una fase nella quale la coesione sociale è già a rischio.
Da questa situazione si può uscire solo con l’impegno di tutti. Regione, Provincia e Comune stanno facendo la loro parte, adesso serve uno scatto del Governo nel trattare la vicenda Berco come Ilva, Alcoa e altre crisi aziendali.
Non può essere che in questo paese lo Stato si impegni a salvare banche, a “nazionalizzare” imprese in maniera del tutto discrezionale, a buttare miliardi in un pozzo senza fondo come Alitalia (che ormai è messa male come 3 anni fa) ……e non si possa trovare una soluzioni per una realtà industriale come Berco.
E’ indispensabile continuare a lavorare come abbiamo fatto finora mantenendo unito il fronte istituzioni-sindacati-lavoratori, ma è altrettanto indispensabile che a breve arrivino risposte concrete che sostanzino gli impegni. Le parole non bastano più, i vertici aziendali giorno dopo giorno martellano per avvicinarsi ai loro obiettivi senza aver mai presentato un piano industriale, senza aver mai chiarito se intendono vendere o rilanciare il gruppo, senza aver mai scambiato opinioni al tavolo ministeriale con istituzioni e sindacati (almeno fino ad oggi).
L’azienda farà di tutto per spaccare il fronte di cui parlavo, cercherà di mettere tutti contro tutti e se succederà avrà vinto. Noi (intendendo con il noi gli enti locali) la partita non la molleremo e fino alla fine saremo al fianco dei lavoratori, dello stabilimento e del territorio per il quale rappresenta un’eccellenza, ma confidiamo di non essere da soli perché quello che ci interessa è salvare l’azienda e i posti di lavoro non solo tenere alta la bandiera dei principi.








