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Posts Tagged ‘Sanità’

“Siamo contrari a questa riorganizzazione del programma di screening voluta dalla Regione. Intendiamo tutelare le eccellenze del nostro territorio”

Il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e la presidente della Provincia Marcella Zappaterra hanno incontrato i giornalisti questa mattina, lunedì 17 febbraio in residenza municipale per esprimere decisa contrarietà alla recente comunicazione della direzione generale della Sanità della Regione Emilia Romagna  relativamente alla riorganizzazione del programma screening regionale per la prevenzione dei tumori al collo dell’utero, che vedrebbe trasferire a Bologna il centro di analisi dei campioni prelevati.

“E’ una decisione che non condividiamo – ha affermato il sindaco Tiziano Tagliani – perchè la storia della ricerca e l’applicazione clinica del PAP test è stata introdotta per la prima volta a Ferrara già a partire dagli Anni ’60 grazie al lavoro di importanti ricercatori che hanno poi sviluppato significativamente questo settore portandolo ai vertici. E’ ingiusto, immotivato e scorretto non permettere alla città di portare avanti questa ricerca e le esperienze acquisite. Per questo chiediamo al direttore generale della Sanità della Regione Emilia Romagna Tiziano Carradori la motivazione tecnica e scientifica dell’allocazione del servizio presso l’area di Bologna e all’assessore alla Sanità Carlo Lusenti e al presidente Vasco Errani di agire per la revoca della decisione. Con questa azione intendiamo difendere in ogni modo le eccellenze del nostro territorio”

La presidente Marcella Zappaterra ha ribadito che “questa scelta è inaccettabile sia per le modalità con la quale viene proposta sia per il fatto che la riorganizzazione dei servizi sanitari regionali, nell’ottica dell’Area Vasta, ha un senso solo se vengono valorizzate le eccellenze di ciascuna realtà territoriale”.

 

Questo il documento integrale consegnato ai giornalisti nel corso della conferenza stampa 

“Con comunicazione 11.2.2014 il Direttore Generale della Sanità della Regione Emilia Romagna Tiziano Carradori ha comunicato che : “dopo le necessarie consultazioni con i servizi interessati regionali e le Aziende sanitarie della Regione a seguito della decisione di modificare l’intervento di screening per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori del colle dell’utero con adozione di HPV-DNA test si è deciso di collocare il service per lo sviluppo dei test HPV-DNA presso i seguenti servizi

Area Vasta Nord: REGGIO EMILIA

Area Vasta Centro: Sant’ Orsola BOLOGNA

ASL ROMAGNA : PIEVESESTINA (FC)

IN PRIMO LUOGO, per tranquillizzare le cittadine di Ferrara, questo non significa che le stesse dovranno “emigrare” a Bologna per il test che da anni a Ferrara viene svolto in forma di screening, ma egualmente la decisione della Direzione Generale Sanitaria dell’Emilia Romagna ha un significato gravemente incidente sulla sanità ferrarese e soprattutto accredita un metodo inaccettabile che penalizza gli sforzi ed i risultati clinici e di ricerca acquisiti in decenni di attività riconosciuta a tutti i livelli anche sovra regionali, questo perchè tutti si aspettavano la Candidatura di Ferrara ad hub dell’HPV test nel programma di screening cervicovaginale dell’ AVEC

Cenni storici e tradizione

La provincia di Ferrara è stata la prima in Europa ad introdurre uno screening cervicale di massa con Pap-test (1962) grazie all ‘iniziativa del Prof. Mario Tortora, che ebbe il merito di introdurre in Italia il test di Papanicolau (PAP test).

L’opera del Prof. Tortora è stata portata avanti negli anni dal Centro di Citodiagnostica dell’
Azienda USL di Ferrara e successivamente dall’Istituto di Anatomia Patologica dell’ Azienda
Ospedaliero-Universitaria S.Anna di Ferrara, secondo il protocollo diagnostico-terapeutico dello
screening per la prevenzione dei tumori del collo dell ‘utero, introdotto successivamente nella
Regione Emilia-Romagna.

Competenze e preparazione scientifica

L’attività dello screening è sempre stata caratterizzata da una formazione e preparazione
capillare del personale a tempo indeterminato addetto a tutti i livelli, che ha sempre seguito, e spesso positivamente influenzato, l’evoluzione tecnico scientifica del programma nel corso dei decenni, anche attraverso numerose iniziative congressuali e di divulgazione scientifica (professori Univ. Ferrara Lanza e Bianchin)i. Dalla fine degli anni ’80 tutta l’attività di screening è monitorata dal Registro tumori di popolazione attraverso i necessari parametri di valutazione di impatto.

Nuove Tecnologie

Le Dirigenze aziendali susseguitesi negli anni sono sempre state sensibili all’introduzione di
nuove tecnologie. In conseguenza di ciò la U.O. di Anatomia Patologica è stata la prima in Regione ad introdurre le tecniche di citologia in strato sottile (2003), utilizzando sia la metodica ThinPrep che metodica SurePath. Dal 2004 la U. O. si avvale della lettura automatizzata dei P AP test con lettore automatico Focal Point OS. I numerosi vantaggi di tale metodica comprendono la possibilità di indagini successive sullo stesso campione (HPV test, citologia tradizionale, test ancillari) senza ulteriori richiami delle donne. I tempi di refertazione attuali del 99,71 % entro i 21 gg., rientrano ampiamente entro i requisiti richiesti dai programmi di screening (standard richiesto 2: 90%).

Nel periodo 2006-2013 la nostra U.O. di citodiagnostica ha eseguito circa 10.500 casi di
determinazione di HPV di alto rischio superando ampiamente gli standard minimi della regione
Emilia Romagna (secondo il documento ministeriale “Screening Oncologici” del 2006)

Lexpertise accumulato rende pertanto la struttura (in termini di know-how del personale e
risorse tecniche) perfettamente all’ altezza della gestione delle attività e complessità previste
dall’imminente “nuovo” modello regionale di screening cervico-vaginale per tutta l’Area Vasta
Emilia Centrale.

Idoneità degli ambienti e logistica

Il recente trasferimento presso il nuovo Polo Ospedaliero di Cona ha permesso alla U.O. di
citodiagnostica di disporre di spazi ampi dedicati alle singole metodiche e di ambienti moderni ed
attrezzati con tutte le caratteristiche di idoneità richieste da un laboratorio qualificato a sostenere
l’applicazione del test HPV come test primario nello screening per la prevenzione dei tumori del
collo dell’utero per tutta l’Area Vasta Emilia Centrale della Regione Emilia-Romagna.

>> Perché la scelta della Direzione Generale è sbagliata e penalizzante ?

Perché esistono due situazioni organizzative diverse, una ipotetica (Bologna) ed una
reale (Ferrara). Quella ipotetica (Bologna), che quindi allo stato non
è operativa, in termini di “Service per lo sviluppo del test HPV”, non corrisponderebbe comunque alle linee guida regionali per quanto riguarda la centralizzazione in un punto unico, e per quanto riguarda le metodiche indicate sarebbero necessari almeno due anni per andare a regime. Quella reale (Ferrara) è in linea con le raccomandazioni regionali sotto entrambi i punti di vista ed è già in essere. A settembre 2013 le attività di pap-test di Bologna sono state spostate dal S. Orsola al Maggiore perché i
tempi di refertazione non erano adeguati.

  1. Parte del lavoro a Bologna utilizza la presenza di personale a contratto,
    mentre Ferrara utilizza personale strutturato.

  2. In base al valore predittivo positivo del test, dati di Bologna comporterebbero, rispetto a quelli di Ferrara, una richiesta di colposcopie
    inappropriate superiore al 50%; se i dati di Bologna sono riferiti a donne già in
    trattamento diventa evidente che non dispongono di dati relativi allo
    screening.

  1. Il sistema Ferrara copre l’80% delle donne eleggibili, quello di Bologna, come
    affermato, il 50%.

  2. Il 3% delle donne servite da Bologna deve ripetere il PAP test perché
    inadeguato, a Ferrara pressoché nessuna.

  3. I tempi di refertazione dei PAP test entro i 21 giorni prescritti, a Bologna sono
    solo il 44 %, a Ferrara il 98%.

PERCHE ALLORA BOLOGNA ?

La motivazione non è scritta, ma sono note a tutti le pressioni sulla Regione da parte di ambienti Universitari Bolognesi in ossequio deviato rispetto a quel fondamentale principio secondo il quale gli amministratori, che pure ci mettono la faccia di fronte ai cittadini, DEVONO STARE FUORI DALLA SANITA’, appannaggio di manager e tecnici clinici, .

Ma questo principio, sacrosanto in pura teoria, per NOI VALE SOLO SE viene posto a difesa di valori CLINICI, SCIENTICI, ORGANIZZATIVI che puntano al meglio in assoluto, non se diventano mero arbitrio.

Il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e La Presidente della conferenza socio sanitaria ferrarese Marcella Zappaterra, Presidente della Provincia

BOCCIANO

Senza appello il lavoro della AREA Vasta Emilia Centro che fino ad oggi non ha prodotto alcun risultato significativo

EVIDENZIANO

La piena collaborazione prestata dalle Istituzioni locali in un momento difficile di riqualificazione della rete sanitaria volta ad ottimizzare i servizi per produrre la massima efficacia alla spesa sanitaria.

La piena collaborazione prestata allorquando in Area Vasta : sia sulla centrale 118, sia sul Centro unico trasfusionale si sono fatte prevalere motivate esigenze organizzative su Bologna e si badi non sono in gioco disagi degli utenti in quanto in una direzione e nell’altra si muoverebbero solo campioni biologici e/ file

INVITANO

Il Direttore Generale della Sanità Regionale dr. Tiziano Carradori a motivare in forma scritta sul piano scientifico e clinico organizzativo la decisione sulla HPV DNA test così da rendere note alla comunità scientifica e sanitaria regionale le ragioni obiettive di tale scelta, che appaiono ai più assolutamente non convincenti.

CHIEDONO

All’assessore alla Sanità Carlo Lusenti e al Presidente Vasco Errani di affermare con chiarezza quali siano le linee di indirizzo per scelte di questa portata e conseguentemente affermare come opportuna la revoca della decisione assunta dalla Direzione Regionale Sanitaria perché NON IN LINEA con gli indirizzi della stessa forniti , immotivata, in contrasto con le evidenze cliniche, scientifiche ed organizzative già in atto .

– See more at: http://www.cronacacomune.it/notizie/23047/siamo-contrari-questa-riorganizzazione-del-programma-di-screening-voluta-dalla-Regione-intendiamo-tutelare-le-eccellenze-del-nostro-territorio.html#sthash.inDMMHlY.dpuf

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Al via la XVII edizione della Campagna Nazionale Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno.
In tutto il mondo occidentale, infatti, il cancro alla mammella è il primo tumore femminile per numero di casi e la sua incidenza è in costante aumento. In Italia si calcola che nel 2010 i nuovi casi di tumore alla mammella saliranno a circa 42mila. Sconfiggere la malattia è possibile nella stragrande maggioranza dei casi, grazie soprattutto alla prevenzione e all’anticipazione diagnostica.

Nel mese di Ottobre è partita la campagna “Nastro Rosa” organizzata dalla Lilt (Ente Pubblico su base associativa che opera sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sotto la vigilanza del Ministero della Sanità) che prevede visite specialistiche ed esami strumentali senologici in ben 390 ambulatori sparsi su tutto il territorio nazionale.

La diagnosi precoce è attualmente lo strumento più prezioso per contrastare il cancro alla mammella grazie soprattutto all’ecografia e alla mammografia – afferma il prof. Francesco Schittulli, senologo – chirurgo oncologo e presidente nazionale della LILT –  Oggi infatti la prevenzione e gli strumenti di diagnosi precoce a disposizione, sempre più precisi, ci danno la concreta possibilità di affrontare il cancro e vincerlo. Perché tanto più il tumore è piccolo tanto maggiore è la probabilità di batterlo. Non dobbiamo mai dimenticare che, con un’adeguata ed opportuna anticipazione diagnostica, la possibilità di guarire registra percentuali superiori al 90% – 95%”.“Ma l’adesione delle donne alla prevenzione registra purtroppo ancora molte assenze: il tasso nazionale di screening per la popolazione femminile è infatti del 56,6%. E il dato è più allarmante nelle aree meridionali”.

[…] Voglio rivolgere un appello ad ogni donna affinché la diagnosi precoce diventi un fattore culturale, un impegno operativo, un gesto abituale, perché solo se praticata con regolarità risulterà efficace. Un modo questo per essere artefici del proprio benessere, diventare sempre più protagoniste della tutela della propria salute.”

Sul sito della LILT sono indicate le sezioni Provinciali divise per Regione http://www.legatumori.it/sezioni/sezioni.php in cui è possibile trovare indirizzi e contatti delle varie sedi.

Via:  http://www.legatumori.it/

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Le associazioni sanitarie e la cittadinanza sono invitati il 9 e il 10 ottobre 2010 al “Festival dell’Apparato Digerente”, che si terrà a Ferrara presso il Teatro Nuovo.


La manifestazione vuole mettere a confronto noti gastroenterologi e chirurghi con medici, infermieri, farmacisti, associazioni di pazienti e di volontariato sanitario, studenti, cittadini, rappresentanti dell’industria  farmaceutica e alimentare, con l’obiettivo di discutere sulle attuali conoscenze di alcune malattie diffuse nel territorio ferrarese e sugli stili di vita utili per la prevenzione.

L’incontro è stato patrocinato, tra gli altri, dall’Assessorato politiche per la salute della Regione, dalla Provincia di Ferrara, dal Comune di Ferrara, dall’Ordine dei Medici, dall’Università di Ferrara, dall’Azienda Ospedaliero – Universitaria, dall’Azienda USL di Ferrara e dalla Coop . Promuovono e partecipano all’evento l’AVIS Provinciale Ferrara, l’Associazione Malattie Infiammatorie Croniche Intestinaii (AMICI), l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), Emergenncy, il Coni.

La manifestazione sarà presieduta dal Dr. Sergio Gullini, Direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia di Ferrara, dal Prof. Alberto Liboni, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia e Direttore della Clinica Chirurgica di Ferrara, dal Prof. Vittorio Alvisi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia della stessa Università e coordinata dal Dr. Michele Caselli, gastroenterologo, con il supporto del Comitato Scientifico coordinato dal Dr. Giancarlo Matarese, Gastroenterologo dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria S. Anna.

Nei due giorni della manifestazione verranno esposte, in modo semplice e comprensibile, ma scientificamente rigoroso, conoscenze ed esperienze dei maggiori esperti nazionali sui principali argomenti di interesse per la collettività, per i medici, per i professionisti del settore sanitario e per gli operatori dell’informazione.

Molte presentazioni saranno guidate da  giornalisti in qualità di intervistatori e commentatori

Verranno presentate le conoscenze più aggiornate riguardanti le malattie dell’apparato digerente e del fegato più frequenti nella nostra popolazione; saranno considerati anche vari aspetti dell’alimentazione, in relazione a particolari condizioni d’interesse sociale, quali obesità,  anoressia, malattie cardio-vascolari e neoplastiche.

Particolare attenzione sarà data al ruolo delle attività sportive, della  nutrizione, del corretto utilizzo degli integratori alimentari e  probiotici, per mantenere uno stato di benessere psico-fisico.

L’apertura dei lavori sarà caratterizzata da un incontro con il Sindaco di Ferrara e la Presidente della Provincia di Ferrara che, insieme ad altri rappresentanti della Società civile, saranno intervistati da un noto giornalista ferrarese sul futuro della sanità della nostra provincia.

La manifestazione sarà arricchita inoltre da interventi relativi alle arti figurative, l’estetica, la fotografia, la letteratura, la prosa, la poesia. Sono stati indetti premi da conferire a studenti per i migliori “progetti a tema”. Il tutto con l’intento di creare un’atmosfera serena e allegra, nella quale si possano avere proficui scambi di conoscenze anche al fine di migliorare il rapporto tra specialisti e cittadinanza. Le due giornate vedranno la partecipazione di associazioni benefiche, di artisti e gruppi sportivi, aziende alimentari, industrie farmaceutiche, e di importanti catene di distribuzione commerciale, nell’intento di evidenziare e stimolare lo stretto rapporto tra scienza, sport, arte e solidarietà.

Il sabato sera nel teatro è prevista una riflessione sul “cibo per il corpo e cibo per la mente “, che vedrà la partecipazione del Prof. Gianni Venturi, Direttore dell’Istituto di Studi rinascimentali di Ferrara e del noto attore ferrarese Alberto Rossatti, coordinata da Vincenzo Iannuzzo e sarà aperta da un breve concerto della Accademia Corale “Vittore Veneziani” di Ferrara.

Data l’importanza scientifica della manifestazione, sono stati richiesti e ottenuti i crediti formativi per medici e infermieri.

In ultima analisi, la manifestazione vuole concorrere all’informazione della popolazione su temi inerenti la gastroenterologia e vuole offrire un’opportunità di diffusione di conoscenze basate sull’evidenza scientifica, anche per migliorare il rapporto medico-paziente, che si basa su una corretta spiegazione dei possibili vantaggi e svantaggi di una determinata prestazione o somministrazione di farmaco, ma anche su corrette conoscenze del paziente in campo medico.

Per questo motivo si sottolinea ancora una volta come il convegno scientifico sia aperto, oltre che alle figure professionali, ai cittadini, che potranno anche porre domande e chiedere chiarimenti, sia in sede congressuale che nei vari punti di informazione predisposti nelle zone limitrofe. L’incontro si svolgerà a Ferrara nel Teatro Nuovo, con stands nell’entrata e nell’area antistante, in piazza Trento e Trieste.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria Organizzativa “ MCR di Ferrara” tel 0532 242418; mail info@mcrferrara.org

In allegato il Programma dettagliato dell’iniziativa.

file allegato Il programma dettagliato

Fonte: http://www.ferrarasociale.org/home/events/617:festival_dell_apparato_digerente

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Secondo il report regionale in Emilia-Romagna sono complessivamente 849 e più dell’80% è donna

In sintesi

E’ stato presentato il primo rapporto sulla mediazione interculturale nei servizi alla persona della Regione che fotografa la situazione in Emilia-Romagna.  Secondo i dati del rapporto complessivamente dono 849 gli operatori attivi con un ruolo di  mediazione linguistica e culturale con gli stranieri. L’80% dei mediatori è donna in particolare nell’ambito dei servizi sanitari.
Nella notizia si trovano più dettagli sulle attività e le caratteristiche dei mediatori e le dichiarazioni dell’assessore regionale Teresa Mazzocchi.

In Emilia-Romagna operano, con modalità “strutturate” e continuative, circa 300 mediatori e mediatrici interculturali, a cui si affianca un numero quasi doppio di persone che svolgono quest’attività in modo più occasionale. Complessivamente si tratta di 849 mediatori, che coprono un ruolo fondamentale di “ponte” – non solo linguistico, ma soprattutto culturalecon gli stranieri.

Un ambito professionale, quello della mediazione, fortemente “al femminile” (le 685 donne rappresentano oltre l’80%) e con forti competenze nell’ambito dei servizi sanitari.
E’ il quadro che emerge dal report sulla mediazione interculturale nei servizi alla persona della Regione Emilia-Romagna. Un censimento inedito, nel suo genere, in ambito nazionale.

“Il settimo Rapporto Cnel sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, recentemente diffuso, riconosce all’Emilia-Romagna il primo posto nel Paese – ha ricordato l’assessore alle politiche sociali della Regione Teresa Marzocchi, presentando il report sui mediatori.
A quest’importante risultato hanno contribuito sicuramente le esperienze di mediazione interculturale, che da tempo sono presenti nei servizi territoriali regionali. Esperienze che, informando e orientando gli stranieri alla corretta fruizione dei servizi, e facilitando le relazioni, hanno rafforzato la coesione sociale, evitando il ricorso – che sarebbe oltremodo discriminatorio – a servizi separati per italiani e stranieri”. Insieme all’alfabetizzazione alla lingua italiana e al contrasto alla discriminazione “le attività di orientamento e mediazione interculturale – ha aggiunto l’assessore – sono una delle tre priorità strategiche per l’integrazione sociale dei cittadini immigrati individuate dalla Regione Emilia-Romagna con l’ultimo piano triennale 2009-2011”.

Le attività di mediazione interculturale
Per le attività di mediazione, la quasi totalità degli enti pubblici – con l’eccezione di alcune realtà sanitarie – si avvalgono di fornitori esterni, perlopiù cooperative o associazioni (34 per l’Emilia-Romagna). Sul totale (849) dei mediatori e delle mediatrici “impegnabili” in regione, le presenze più numerose riguardano Modena (226), Bologna (188), Parma (136) e Ferrara (106).

I mediatori (strutturati o occasionali) che svolgono, in tutto o in parte, le loro attività nelle strutture sanitarie regionali sono il 50% dell’intero universo. In realtà, in questo specifico settore, ancora più che negli altri, si dovrebbe parlare di mediatrici. Qui la componente femminile rappresenta infatti oltre il 90% delle figure di intermediazione, e in alcune aziende sanitarie è pressoché esclusiva: a Bologna (Ausl e Azienda ospedaliera) operano 95 mediatrici, tutte donne; a Ferrara su 87 operatori nel campo della mediazione 74 sono donne, e a Modena (sempre Ausl e Azienda ospedaliera) sono attive 86 donne e un solo uomo.

Un aspetto che non deve sorprendere: i servizi sanitari comprendono infatti ambiti di specificità (come l’ostetrico-ginecologico, i consultori) dove non solo è importante conoscere lingue e culture ma anche saper approcciare esperienze, confidenze e ambiti d’intimità. Oltre al sanitario, gli altri settori prevalenti d’attività per i mediatori sono lo scolastico-educativo e l’informativo (sportelli, servizi di accoglienza e orientamento).

Tra i principali ambiti linguistico-culturali di competenza c’è l’arabo (166 mediatori, di cui 122 donne), seguito dal rumeno/moldavo (72), dal cinese (67) e dall’albanese (64). Mediamente alti i curricula scolastici dei mediatori: se meno del 3% ha terminato la scuola dell’obbligo, oltre il 12% possiede un diploma universitario triennale, e più del 55% ha una laurea: tra questi ultimi, il 10% ha un titolo post laurea di specializzazione o il dottorato. Sul totale dei mediatori, il 60,8% si è formato per operare nel campo della mediazione culturale seguendo corsi appositi.

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Con l’entrata delle Aziende Usl di Parma, Cesena e Rimini nel sistema di pagamento web del ticket per visite ed esami specialistici, il servizio è ora esteso a quasi tutta l’Emilia-Romagna. Il processo si completerà il prossimo autunno con l’ingresso dell’Azienda Usl e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. Al servizio si accede attraverso il sito web www.pagonlinesanita.it/.

Bologna, 20 maggio 2010 – Le Aziende Usl di Parma, Cesena e Rimini sono entrate nel sistema regionale di pagamento on line del ticket delle visite ed esami specialistici. Questa opportunità è dunque ora possibile anche per i cittadini di queste tre province, attraverso il sito web www.pagonlinesanita.it.
Il servizio di pagamento on line è a questo punto esteso a quasi tutta l’Emilia-Romagna. L’eccezione, ma solo per il momento, è Ferrara: l’Azienda Usl e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria completeranno il processo il prossimo autunno.

Per utilizzare questa forma di pagamento on line è necessario avere un indirizzo di posta elettronica, la prenotazione CUP che riporti il codice di pagamento on line, una carta di credito del circuito Cartasì (Visa e Mastercard anche prepagate) e il codice fiscale. La ricevuta stampata è valida a fini fiscali.

Le fasi del pagamento sono guidate a partire dalla homepage del sito e richiedono semplici operazioni di conferma o di inserimento di informazioni.

Il progetto prevede inoltre la possibilità, per alcune Aziende sanitarie, di attivare il pagamento on line anche per le visite e gli esami – sempre prenotati con CUP – erogati in libera professione (intramoenia). Questa ulteriore funzionalità del sistema è attiva per l’Azienda Usl di Piacenza, per l’Azienda Usl e l’Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia, per le Aziende Usl di Bologna e Imola, per l’Azienda Usl di Cesena.

Il servizio di pagamento on line, realizzato da Cup 2000, si inserisce nell’ambito di un progetto destinato a realizzare una piattaforma regionale uniforme per tutto il Servizio sanitario regionale, basata su un sistema di pagamento sicuro e collaudato: il “Bankpass Web”. La piattaforma permette  di integrare tutti i sistemi di prenotazione CUP e le casse delle Aziende sanitarie con un duplice obiettivo:  facilitare ai cittadini le operazioni di pagamento e avere flussi di rendicontazione contabile sulla specialistica uniformi e dettagliati.

Link, al sito internet per il pagamento on line realizzato da CUP 2000:

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IN SINTESI:

In Emilia-Romagna sono stati confermati i profili di assistenza previsti per l´RU486 e cioè la possibilità di interruzione di gravidanza medica in day hospital e in ricovero ordinario. Gli indirizzi regionali sono stati trasmessi alle aziende sanitarie della Regione dall’assessore Giovanni Bissoni in seguito all’istruttoria sugli aspetti tecnico-scientifici e giuridici. La validità degli aspetti tecnico scientifici e di quelli giuridici dei profili di assistenza è stata confermata e la Regione ha ribadito la disponibilità a partecipare all´elaborazione di linee guida nazionali.

foto: corridoio di un ospedale con due  infermiere (15 aprile 2010) – In Emilia-Romagna sono confermati i profili di assistenza previsti per l´RU486: possibile l´Ivg medica in day hospital e in ricovero ordinario.Conclusa l’istruttoria sugli aspetti tecnico-scientifici e giuridici inerenti all’utilizzo in Emilia-Romagna della RU486, avviata dalla Regione dopo la nota del ministro della salute Fazio contenente il parere del Consiglio superiore di sanità che prevede il ricovero ordinario per l’ Ivg medica, l’assessore Giovanni Bissoni ha trasmesso alle direzioni generali e alle direzioni di ostetricia e ginecologia delle Aziende sanitarie le valutazioni e gli indirizzi regionali al riguardo.

In merito agli aspetti tecnico scientifici, la validità dei profili di assistenza trasmessi alle Aziende sanitarie dalla Regione nel dicembre 2009 e già frutto del confronto e della elaborazione dei professionisti, “è stata confermata  – si legge nella nota – dal supplemento di istruttoria condotto dai direttori sanitari e dai direttori di ostetricia e ginecologia delle Aziende sanitarie nella riunione del 31 marzo scorso. In quella sede è stata presa in esame la letteratura scientifica a fondamento del parere tecnico reso dal Consiglio superiore di sanità rilevando come essa nulla aggiunga o modifichi rispetto alle conclusioni cui si era giunti in ambito regionale”.

L’Emilia-Romagna dunque ribadisce la possibilità di effettuare l’Ivg medica in day hospital che, nell’esperienza di questi anni, ha dimostrato di garantire appieno la salute della donna. Così come ribadisce la possibilità, per la donna e il medico, di scegliere comunque il ricovero ordinario. Al riguardo, la nota prevede ulteriori precisazioni rispetto alle precedenti indicazioni per rendere più chiara la possibilità di effettuare l’Ivg medica in regime di ricovero ordinario, mantenendo la finalità della valorizzazione dell’autonomia e della responsabilità del personale medico.

In merito agli aspetti giuridici, si riportano le valutazioni della Commissione di consulenza legislativa della Giunta regionale, la quale ha rilevato come le procedure scelte dall’Emilia-Romagna siano pienamente coerenti con la legge 194 ed assunte nel legittimo esercizio della competenza organizzativa regionale in materia di tutela della salute.
Nel trasmettere le valutazioni e gli indirizzi regionali al ministro Fazio, l’assessore Bissoni ha ribadito la disponibilità della Regione a partecipare alla eventuale elaborazione di linee guida nazionali condivise, nel rispetto  delle procedure previste dalla legge in materia.

LINK

Fonte: http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/ERMES/notizie/news/2010/apr/sanita_ru486.htm

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In distribuzione nei Consultori familiari, negli Spazi giovani, negli Spazi donne immigrate e loro bambini la pubblicazione, aggiornata in questi mesi e disponibile in 8 lingue:  italiano, inglese, spagnolo, russo, arabo, albanese, cinese, rumeno. A breve, le versioni in turco, urdu e punjabi. Obiettivo:  fornire alle donne e alle coppie prime informazioni per scegliere, se lo vogliono, il proprio metodo contraccettivo.

Bologna, 8 aprile 2010 – E’ stata aggiornata e ristampata in otto lingue – italiano, inglese, spagnolo, russo, arabo, albanese, cinese, rumeno – la pubblicazione “La contraccezione. Conoscere per scegliere, realizzata dalla Regione Emilia-Romagna per fornire alle donne e alle coppie italiane e straniere tutte le informazioni  per scegliere, se lo vogliono, il proprio metodo contraccettivo. La pubblicazione è in distribuzione in questi giorni nelle sedi dei Consultori familiari, negli Spazi donne immigrate e loro bambini, negli Spazi giovani, nei reparti di ostetricia delle strutture sanitarie della regione.

Oltre agli opuscoli, sono disponibili, sempre in otto lingue, le schede di approfondimento, specifiche per alcuni metodi contraccettivi, da utilizzare nel corso delle visite e dei colloqui delle operatrici e degli operatori di Consultori, Spazi giovani, Spazi donne immigrate e loro bambini con donne e coppie che scelgono di fare contraccezione.
A breve l’opuscolo e le schede saranno disponibili anche nelle versioni in lingua turca, urdu e punjabi.

L’opuscolo “La contraccezione. Conoscere per scegliere” è suddiviso in tredici capitoli:

Ad una parte introduttiva (“Perché fare contraccezione”, “Come scegliere il metodo contraccettivo”, “Come siamo fatti”) segue la trattazione dei singoli metodi di contraccezione: “I metodi naturali di contraccezione”, “Il coito interrotto”, “La pillola”, “Il cerotto”, ”Anello vaginale”, “Il condom” “Il preservativo femminile”, “La contraccezione d’emergenza”, “La contraccezione iniettoria” e la “Spirale”.

La pubblicazione fornisce, tuttavia, soltanto le prime informazioni sull’argomento. Per chiarire dubbi e problemi, le donne e le coppie sono invitate a rivolgersi alle operatrici e agli operatori dei Consultori familiari e degli Spazi donne immigrate e loro bambini, anche attraverso le mediatrici culturali presenti.

In Emilia-Romagna sono 212 i Consultori familiari, 31 gli Spazi giovani (rivolti a ragazzi e ragazze di età 14-19 anni) e 17 gli Spazi per le donne immigrate e i loro bambini. La presenza settimanale media dell’equipe (ostetrica, ginecologo/a, psicologo/a, e, dove presente, assistente sociale) è di circa 70 ore. La mediatrice culturale è sempre presente in ogni sede degli Spazi donne immigrate.

Nei link la pubblicazione “La contraccezione. Conoscere per scegliere” nelle versioni disponibili.

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