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Un articolo che condivido sulla puntata del 10/04 di Report sulla Rete

Milena, mia adorata

Gentile Signora Gabanelli,

per prima cose le devo dire che io la seguo e ammiro da quando, mille anni fa, vidi un servizio in onda su RAI3 che raccontava la vita di un barbone che si lavava a una fontanella. Era dentro a un piccolo programma, era fatto a mano, con le telecamerine, da giovani giornalisti indipendenti, ed era del tutto privo del peso, della collosità, dell’ampollosità ufficiale dei colleghi RAI. Era un programma fresco, agile, umile e tenace. Da allora, Report è cresciuto fino a diventare una istituzione. Io ho visto moltissime puntate, più o meno belle, ma il suo programma resta uno dei pochi per cui sono stato e sto a casa la sera della messa in onda. Ricordo ancora quando, mentre la Destra vi accusava di essere anticapitalisti e antiamericani, avete realizzato una serie intera di confronti tra i servizi pubblici italiani e statunitensi. Ma non stiamo qui a ricordare. Report funziona, e bene, da sempre. Lo sanno tutti.

Certo, Report, come tutte le cose del mondo reale, non è perfetto. Capita che certi servizi funzionino meno di altri, ci mancherebbe altro. Nessuno di noi è sempre allo stesso livello, e pochissimi raggiungeranno mai la qualità e la rilevanza del suo programma, men che meno passando per la coriacea difesa della propria identità sulla groppa di un mastodonte infingardo come la RAI.

In risposta a chi, come me, ha criticato la sua puntata di ieri, ieri mattina lei ha rilasciato un’intervista all’Unità in cui sostiene che il problema della rete e dei suoi utenti che hanno criticato il servizio Il prodotto sei tu di Stefania Rimini stia nella ristrettezza di vedute, nello sguardo ombelicale. «Mi guarda anche la signora Cesira», ha detto. E poi ha spiegato che Report ha dovuto rendere comprensibile a tutti, e quindi fornire di un taglio divulgativo, ciò che molti degli spettatori non frequentano e non conoscono per niente.

Io capisco tutto, Milena, davvero, e sono soprattutto d’accordo sul fatto che la puntata sia quella, sia venuta così, e amen. Perché anche «e amen» nella vita ogni tanto ci vuole. Assumersi le responsabilità e andare avanti è meglio che stare lì a menarla per secoli narcisisticamente. «Viver è melhor que soñar» cantava Elis Regina. E aveva ragione.

Ma per favore, Milena, non mi dica che quel servizio non ha un orientamento, perché non è vero. E non mi dica nemmeno che, a partire da una conoscenza approfondita dell’argomento, Stefania Rimini ha fatto un lavoro di semplificazione divulgativa, perché non è vero nemmeno quello.

Quello che comunica il servizio è soprattutto un senso di rischio, la necessità di cautelarsi dalle insidie più o meno nascoste della rete. Non solo, ma alcune delle spiegazioni sono farraginose e imprecise, non semplificate e comunicative. E il tono generico, a cominciare dal titolo Il prodotto sei tu, è quello di una esibizione del principio di precauzione spalmata su tutto e tutti, con un velo di anticapitalismo molto poco comprensibile per un programma così attento al mondo del lavoro. Una società che si occupa di servizi su internet, un posto con decine di dipendenti giovani e competenti, come ce ne sono a Milano, Roma, in mezza Italia, non s’è vista. Si vede uno che si paga l’affitto con l’hobby delle pubblicità, e soprattutto una che parla di marketing sui social network come fosse la pubblicità di una pubblicitaria anni Ottanta. E le assicuro che io un po’ di gente che lavora nella rete la conosco, e così macchietta della “Milano da bere” non ho mai visto nessuno.

Dopo l’utilizzo improprio di materiale pubblicato su Youtube da parte di Italia1, si sente la discolpa di Youtube, non quella di Mediaset. Uno che conosce e frequenta la rete, anche un diciottenne, capisce che lì c’è qualcosa che non va. Perché queste cose le sa. Ecco. Le sa, e spiega alla propria nonna Cesira (nel mio caso Cesira si chiama Giancarla, è mia madre, e a spiegare sono i miei nipoti diciottenni Valeria e Davide) a cosa stare attenta, e dove può sbizzarrirsi. E le assicuro che non le spiega così. E mia madre capisce. Almeno un po’.

Non è la fine del mondo, Milena. E ha ragione se le voci sdegnose di molti retaioli le sembrano identiche a quelle degli italoamericani che si lamentano per i film di mafia. Molti sono così: chiunque parli della rete è un cretino, non ne sa niente, è una vergogna. Capita in ogni ambito settoriale.

Ma la rete è un servizio, non uno spazio: è l’autostradale, non un grande canotto. E se la si conosce c’è un modo di raccontare le cose essenziali e vere per quello che sono, evitando di trasformare la «policy» in «polizia», e gli investitori in «capitalisti di ventura».

Mi sento di poter dire con grande laicismo, da appassionato spettatore del programma e frequentatore abbastanza assiduo della rete, che la puntata di ieri sera sia stata realizzata da persone che non hanno una autentica dimestichezza con la rete e i suoi servizi, sociali e non. Tutto quello che Stefania Rimini ha fatto è mettere genericamente in guardia il pubblico, cioè una cosa da conservatori pigri, non da Report. Il programma ha parlato senza la sicurezza, la chiarezza, la limpidezza dei giorni migliori, e ha infilato una serie di sciocchezze e banalità che non gli fanno onore.

Mi spiace — e mi spiace davvero, non come quando si dice «mi spiace» ma in realtà si gode — ma è così. Comunque è una puntata, non la fine del mondo.

La saluto.
Con parecchia stima
Matteo Bordone

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Nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013, la Regione Emilia-Romagna intende realizzare interventi pubblici volti all’abbattimento del divario digitale nelle aree rurali bianche C e D, in adempimento al regime d’aiuto n. 646/2009. Per questo motivo indice una consultazione pubblica per individuare le aree in cui realizzare gli interventi e acquisire il potenziale interesse degli operatori di telecomunicazioni a fornire, in quelle aree, il servizio a banda larga ai potenziali utenti finali. Il termine per rispondere è fissato al 20 marzo 2011

digital divideLa Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 intende realizzare interventi pubblici volti all’abbattimento del divario digitale nelle aree rurali bianche C e D, in adempimento al regime d’aiuto n. 646/2009.

Indice, a tal fine, una consultazione pubblica (in coordinamento con quella nazionale bandita dalla società Infratel Italia S.p.A., per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, sull’intero territorio nazionale) volta ad individuare le aree in cui realizzare gli interventi nella nostra Regione, attraverso una verifica/aggiornamento dell’elenco delle aree rurali bianche C e D candidate alla realizzazione degli interventi ( allegati A e A1 del presente avviso), nonché all’acquisizione del potenziale interesse degli operatori di telecomunicazioni a fornire, in quelle aree, il servizio a banda larga ai potenziali utenti finali.

La Regione Emilia-Romagna procederà all’elaborazione di un progetto d’intervento pubblico per la banda larga nelle aree rurali bianche C e D, in adempimento al regime d’aiuto n. 646/2009, che terrà conto sia dei risultati della consultazione, sia delle manifestazioni di interesse all’acquisizione di diritti d’uso di quota parte delle infrastrutture di telecomunicazioni pubbliche, espresse dagli operatori.

Il termine per rispondere è fissato per il 20/03/2011.

Per info: digitaldivide@lepida.it.

 

Si allegano i seguenti documenti correlati:

  • Avviso di consultazione pubblica della Regione Emilia-Romagna
  • Allegato A: lista delle aree dell’Emilia-Romagna notificate CE
  • Allegato A1: altre aree dell’Emilia-Romagna
  • Allegato B: PSR 2007-2013 Misura 321 – Azione 4

Documenti

Fonte: http://www.regionedigitale.net/dallemilia-romagna/notizie-2011/febbraio/avviso-di-consultazione-pubblica-banda-larga-nelle-aree-rurali

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di M. Mantellini – La Rete come presidio della libertà di espressione e di informazione. Ma altrove, non in Italia: dove i numeri indicano un disinteresse crescente verso la pluralità e la qualità dei contenuti

Roma – Già i numeri presentati dall’Istituto Nazionale di Statistica qualche tempo fa mi avevano un po’ preoccupato. Non tanto per i dati (modesti) sulla penetrazione di Internet in Italia, o per quelli sul numero di computer presenti ormai in discreta quantità nelle case degli italiani. In mezzo a quei numeri di continua crescita ce n’era uno molto significativo che avevo volutamente allontanato come si fa con le incombenze sgradite. Mi riferisco al numero di italiani che usa la rete Internet per informarsi che, per la prima volta dopo molto tempo, mostrava un segno negativo passando dal 46,7 al 44 per cento.

Si tratta di una piccola tendenza molto preoccupate, che lo è ancora di più se si considera il livello medio della informazione in questo paese. La grande contrapposizione ideologica che riguarda i maggiori quotidiani e i telegiornali del Paese dovrebbe di per se stessa consigliare i cittadini verso percorsi differenti e maggiormente personali di costruzione della propria agenda informativa. Eppure così sembrerebbe non essere.

Purtroppo la settimana scorsa questa sorta di piccola “cupio dissolvi” informativa è stata in qualche misura confermata da una ricerca presentata dal LaRiCa dell’Università di Urbino, uno studio nel quale possiamo trovare un numero molto ampio di indicazioni sui rapporti fra i cittadini, la Rete e le news. Si tratta di un lavoro effettuato intervistando oltre 1.000 italiani nel corso del mese di dicembre del 2010 e racconta molte cose interessanti. La prima, che tutti sappiamo bene, è che in Italia continua ad esistere una supremazia informativa legata alla televisione, utilizzata da oltre il 90 per cento delle persone; la seconda che Internet è percentualmente l’ultimo dei grandi mezzi di comunicazione utilizzato dai cittadini per raggiungere le notizie.Molti ulteriori dati attenuano la brutalità di una simile classifica, per esempio il fatto che in questi anni si è ampliato il numero di canali informativi utilizzati ed oggi quasi la metà del campione dichiara di informarsi utilizzando 5 o più mezzi differenti. Dicono insomma al LaRiCa che gli strumenti si sommano e non si sostituiscono e anche questa paradossalmente, dato il livello medio imperante, non è una notizia completamente positiva.

Tuttavia dallo studio appare evidente anche che gli adulti siano più interessati alle informazioni rispetto i più giovani, e soprattutto che la scelta informativa è molto spesso generalista e discretamente superficiale. All’Università di Urbino sono gentili e condiscendenti e definiscono questo fenomeno come una tendenza informativa “meno sistematica e più opportunistica: a puzzle”: a me sembra semplicemente che la scelta di utilizzare i portali Internet (Libero, Google News, MSN network) come primo presidio informativo in Rete (questo avviene nel 60 per cento dei casi con una percentuale che sale oltre il 90 nei giovani fra i 18 e i 29 anni) sia una scelta qualitativamente modesta che mal si accorda con una idea di accesso alle notizie in Rete come presidio contro la cattiva informazione imperante altrove. A ruota vengono i siti web editoriali come Repubblica.it e Corriere.it, consultati dal 50 per cento degli intervistati, i siti specialistici (37 per cento), Facebook (23 per cento), i blog personali (18 per cento), Twitter (7 per cento).

Mentre negli USA Internet ha recentemente superato carta stampa e radio nella classifica dei canali informativi utilizzati, da noi non solo la Rete resta al palo ma la tendenza complessiva alla spinta informativa degli italiani sembra più debole che altrove.

Internet è il luogo delle parole: mi viene in mente al proposito una piccola frase dell’editore Mauri che ho letto ieri nel blog di Paola Bonomo e che non riguarda le news ma i libri: “da quando è esplosa internet, nonostante i contenuti gratuiti disponibili, si sono venduti sempre più libri”.

Eppure le parole sono di molti spessori differenti, e se la Rete aiuta a vendere i libri sembra avere effetti di amplificazione minori da altre parti: per esempio in questo paese ci sono circa 18 milioni di profili Facebook, una buona percentuale di questi utenti (circa 12 milioni) accedono alla piattaforma ogni giorno. È piuttosto evidente che, almeno per ora, le tracce di un eventuale effetto di trascinamento della socialità di Rete verso l’informazione in Rete tardino a manifestarsi.

È come se in questo Paese esistessero parole affascinanti ed altre meno. Ed è un peccato, specie se consideriamo che le seconde sono certamente oggi più importanti delle prime.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo

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Pubblicato l’ultimo rapporto relativo a febbraio 2010. Gli utenti unici del Belpaese sono quasi 23 milioni, il 13 per cento in più rispetto al 2009. Quasi la metà è concentrata al Nord

Roma – Quasi 23 milioni di utenti attivi nel mese di febbraio 2010. Da questo dato ha preso avvio l’ultimo rapporto di Audiweb, organizzazione che realizza e distribuisce nel Belpaese i dati sulla audience online. 22,9 milioni di utenti attivi, rilevati tra un campione di individui di età compresa tra i 2 e i 74 anni.

11,8 milioni sono gli utenti che navigano nel giorno medio, per un tempo medio di 1 ora e 41 minuti e con 182 pagine visitate a persona. Nel dettaglio, si tratta di un sensibile aumento degli utenti (quasi il 17 per cento in più rispetto al febbraio 2009). Crescita osservata anche nell’intera platea degli italiani online, precisamente del 13 per cento rispetto allo stesso periodo nello scorso anno.

Quello che sembra invece decrescere è il tempo medio passato dagli italiani a navigare: -7,1 per cento di pagine visitate a persona e -6,7 per cento del tempo mediamente speso tra i vari siti. Geograficamente parlando, il Nord dell’Italia può contare su una fetta di popolazione online pari al 47 per cento tra zone ad ovest e zone ad est.

2,2 i milioni di utenti per il Centro della penisola, mentre le zone del Sud e delle Isole hanno realizzato un totale del 18 per cento della popolazione. Nel complesso, gli uomini online nel giorno medio si sono assestati sui 6,7 milioni, mentre alle donne è spettata una fetta pari a 5,1.

Infine, i dati di Audiweb hanno illustrato la situazione generale del Belpaese per quanto riguarda la distribuzione dell’utilizzo del mezzo, che presenta una maggiore concentrazione nei giorni lavorativi con 12,4 milioni di utenti attivi. Numero che scende quando si arriva al fine settimana, per un totale di 10,3 milioni e 175 pagine visitate a persona.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2849405/PI/News/audiweb-conta-degli-italiani-online.aspx

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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Cosa e’ davvero il software libero? E’ vero che il suo utilizzo comporta vantaggi non solo economici? Esistono soluzioni alla portata delle Piccole e Medie Imprese? Il Content Tour nasce per fornire risposte chiare a queste domande, attraverso l’esperienza di aziende che hanno visto nascere il sorriso sul volto di tanti clienti, un tempo scettici ed oggi pienamente entusiasti delle tecnologie open source.

L’iniziativa parte da un consorzio di aziende di diverse Regioni per rivolgersi all’intero territorio nazionale. Il Content Tour parte da Bologna il 21 Gennaio 2010 e prosegue a Milano, Roma, Napoli, Palermo, tappe iniziali di un percorso nella penisola che ha l’obiettivo di vedere piu’ contenti gli IT manager, i dirigenti del personale, i responsabili della gestione dei contenuti e tutti gli utenti che giornalmente vivono e convivono con le tecnologie per la comunicazione nella Aziende e negli Enti Pubblici.

Si parte dall’Emilia Romagna: Bologna, 21 Gennaio 2010, Hotel Savoia.

La partecipazione e’ gratuita: basta iscriversi tramite alla pagina http://www.contentour.it/iscriviti (L’organizzazione non garantisce la disponibilita’ di posti a sedere per chi non si iscrive.)

Nel Content Tour troverete divulgazione senza semplificazione: taglio estremamente operativo, numerosi casi di studio e dimostrazioni pratiche, molto spazio alle domande del pubblico.

L’evento impegnera’ l’intera giornata di Giovedì 21 Gennaio e sara’ diviso in due sessioni, fruibili anche separatamente, con inizio alle 10.00 e conclusione dei lavori alle 16.00.

La mattina: interventi di taglio informativo sul software libero, concepiti in modo da sfatare alcuni pregiudizi persistenti e costruire una visione corretta ed approfondita delle opportunita’ offerte dal software a sorgente libero e dallo sviluppo comunitario del codice. Seguiranno dimostrazioni di una soluzione di portale e di una Intranet di tipo “groupware” caratterizzata dai cosiddetti spazi di collaborazione virtuali.

E’ previsto un coffee break a metà mattina, mentre il pranzo sara’ autogestito dai partecipanti.

Il pomeriggio: ancora numerose attivita’ dimostrative, a partire da una Intranet di taglio documentale tesa a supportare i processi aziendali nel rispetto di organigrammi e mansionari, per proseguire sul tema dell’integrazione con strumenti di produttivita’ individuale (Google Docs, OpenOffice), con sistemi GIS e con applicazioni settoriali.

Il Content Tour è promosso e gestito da RedTurtle Technology di Ferrara, BioDec di Bologna e Abstract di Napoli, aziende leader nelle forniture di progetti basati su Plone, da anni impegnate in collaborazioni che garantiscono una copertura di tutto il territorio nazionale, con competenze di punta che saranno meglio descritte nel corso dell’evento stesso.

Sito Ufficiale: http://www.contentour.it

Fonte: http://www.quotidianodelnord.it

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È stata una scelta particolarmente azzeccata quella di occuparsi del tema delle nuove tecnologie in relazione ai giovani, alle loro passioni ma anche alle nuove possibilità di formazione e di occupazione che da questi strumenti stanno scaturendo”.
Così ha esordito la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, rivolgendo un saluto a relatori e partecipanti al convegno GenerazionInternet, inaugurato ad Argenta mercoledì 25 novembre (con oltre 150 presenze) e proseguito a Ferrara (sala dei Comuni in Castello Estense) con la seconda sessione di lavoro giovedì 26 novembre.
Voglio sottolineare la piena volontà dell’amministrazione provinciale – ha proseguito Marcella Zappaterra – di affrontare il tema delle “politiche giovanili” in maniera nuova, avvicinandoci senza alcun timore ai nuovi linguaggi e, soprattutto, concentrandoci su ciò che i giovani stessi intendono per “politiche giovanili”, piuttosto che continuare con progettualità già superate nella vita reale”.
Una scelta che si manifesta in una nuova e rafforzata collaborazione tra Provincia, Comune di Ferrara e con tutti gli altri Comuni del territorio e con l’assunzione di “un impegno preciso – ha detto la presidente – che ho in parte esplicitato firmando qualche giorno fa l’appello del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, dal titolo:  la banda larga come servizio universale”.
Il superamento del digital divide – ha ricordato Marcella Zappaterra – è da tempo un tema caro agli enti locali. Già nel 2004 è stato sottoscritto con la Regione Emilia-Romagna un accordo di programma per la rete a banda larga Lepida tra le pubbliche amministrazioni. L’intervento seguito alla firma dell’accordo ha consentito la costruzione di due reti: la prima è la rete Lepida, la seconda è un’infrastruttura commerciale fruibile da parte dei privati (cittadini e imprese), anche nelle zone non appetibili per i competitor del mercato delle telecomunicazioni. Oggi – ha concluso – essere costretti a rinunciare a quanto l’accesso alla rete consente, rappresenta un danno concreto”.
Il convegno GenerazionInternet Immagini e suoni tra comunicazione ed educazione è organizzato dalla Provincia di Ferrara, con la collaborazione dei Comuni di Ferrara ed Argenta, dell’Università di Ferrara e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Fonte: http://www.provincia.fe.it/

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Si svolgerà al convento dei Cappuccini di Argenta e nel Castello Estense di Ferrara, rispettivamente nelle giornate del 25 e 26 novembre, il convegno GenerazionInternet Immagini e suoni tra comunicazione ed educazione organizzato dalla Provincia di Ferrara con la collaborazione dei Comuni di Ferrara ed Argenta, dell’Università di Ferrara e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

L’iniziativa è dedicata all’approfondimento di temi legati ai nuovi media e al web 2.0, rivoluzione tecnologica, comunicativa, culturale e sociale ancora in corso e di cui i social network rappresentano una delle espressioni più attuali.
Obiettivi del Convegno sono, da un lato, favorire il confronto tra  il mondo dell’educazione e quello dei mezzi di comunicazione al fine di individuare potenzialità d’interazione reciproca e, dall’altro, riflettere sul rapporto tra musica, tecnologie, diffusione online e diritti d’autore.
In relazione a queste tematiche le due giornate del convegno si articoleranno in una sessione mattutina dedicata ad approfondimenti teorici e ad analisi di esperienze concrete ed in una sessione pomeridiana di attività di laboratorio che permetteranno ai partecipanti di confrontarsi direttamente con l’uso di tecnologie mediali (stop-motion, montaggio video, riprese televisive, ecc..).
Nella serata del 25 alle ore 21 sarà inoltre possibile assistere, sia ad Argenta (presso il Centro Culturale Mercato) che a Ferrara (al Cinema Boldini), alla proiezione ad ingresso gratuito del film ‘Diari’ di Attilio Azzola, vincitore del Premio Ecrans Junior al Festival di Cannes 2008.
Il 26 novembre, a conclusione del Convegno, si terrà alle ore 21.30 presso il Jazz Club di Ferrara al Torrione San Giovanni il Concerto per iphone e sestetto jazz con Teo Ciavarella & Friends (ingresso gratuito).
GenerazionInternet si rivolge ai giovani, ai genitori, agli operatori del mondo della scuola e dei servizi educativi, agli esperti di tematiche giovanili e della comunicazione e a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza di temi legati ai nuovi media.
La partecipazione al Convegno e ai workshops è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione in entrambi i casi.

Per informazioni e per l’iscrizione on-line: www.provincia.fe.it/generazioninternet

Generazioni Internet – Programma.pdf (.pdf – 416 Kb)

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Scritto da: Marco Pratellesi http://mediablog.corriere.it/2009/09/le_imprese_alla_prova_del_web.html

L’utilizzo di blog, community, web tv, web radio e social network da parte delle imprese nel dialogo con gli utenti è in crescita: questo il risultato di una ricerca su 100 aziende italiane condotta da Paola Dubini e Martino Garavaglia dell’Osservatorio business tv dell’Università Bocconi. Lo studio ha valutato la presenza in rete delle aziende in base a due dimensioni: la ricchezza del contenuto e l’intensità della relazione costruita con il cliente.

1. Uso tradizionale (bassa ricchezza, bassa intensità). Nel primo caso (35% delle imprese indagate)  le aziende vivono i nuovi media come un canale supplementare per informare il pubblico, in linea con la strategia complessiva di comunicazione. La propensione a utilizzare il web 2.0 è bassa, così come lo sforzo di fornire un servizio informativo sofisticato attraverso il sito. La comunicazione digitale gestita dall’azienda avviene prevalentemente sul sito istituzionale.

2. Purché parlino (bassa ricchezza, alta intensità). Il 23% del campione analizzato si sforza invece di utilizzare il web per fornire un servizio all’utente, che seppure spesso moderatamente coinvolto (di solito attraverso l’espressione di opinioni) è invitato a dire la sua. I contenuti prodotti dall’azienda sono relativamente pochi e la strategia editoriale seguita privilegia l’uso di contenuti liquidi (facilmente trasferibili da una piattaforma all’altra) attorno al marchio o ai marchi d’impresa.

3. Dalla comunicazione al servizio informativo (alta ricchezza, bassa intensità). Al contrario, il 20% del campione caratterizza la propria presenza sul web e sui social media per un forte investimento nei contenuti, arrivando a fornire veri e propri servizi informativi ai propri utenti che possono interagire con l’azienda. Queste aziende si caratterizzano per brand molto forti, e tendono a centralizzare la comunicazione intorno al marchio, rispetto al quale sono piuttosto protettive e a sperimentare diversi format multimediali. I video e i social network sono gli strumenti multimediali più utilizzati.

4. La gestione dell’iperdialogo (alta ricchezza, alta intensità). Infine, il 22% delle aziende del campione ha posto in atto strategie di comunicazione sul web caratterizzate per alta intensità di relazione e ricchezza di contenuti. Si tratta di imprese che da più tempo investono in rete, con una forte identità di marchio, ma che accettano il rischio di utilizzare i social media come ambito specifico di comunicazione e terreno di sperimentazione. Spesso l’utilizzo del web da parte di queste aziende non riguarda solo l’attività di comunicazione ma coinvolge i processi aziendali.

“I social media – sono le conclusioni cui giunge Paola Dubini – rischiano di essere occasione di semplici contatti spot, senza che si riesca a mantenere nel tempo una continuità di rapporto e un adeguato numero di contatti. Per essere presenti in modo efficace è necessario agire con continuità ed elaborare strategie editoriali; questo richiede una varietà di competenze non immediate da costruire. I pochi marchi che sono riusciti a raggiungere un posizionamento definito sul web hanno siti ricchi, coinvolgenti e utili e stanno correlando gli sforzi di comunicazione multimediale a processi aziendali quali ! l’e-commerce, la selezione e formazione del personale, il knowledge sharing e i servizi pre e post vendita”.

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«Facebook è un sito indegno, perché consente l’esistenza di gruppi che inneggiano a Raffaele Cutolo, a Salvatore Riina e agli stupratori. Se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che tutto Facebook venga oscurato»

E’ quanto ha dichiarato al sito de “L’espresso” il senatore Gianpiero D’Alia (Udc), in merito all’emendamento 50 bis da lui introdotto nel decreto Sicurezza (e approvato al Senato) che consente al ministero degli Interni di procedere all’oscuramento di siti Internet che siano sottoposti a indagine giudiziaria per contenuti che contemplino l’istigazione a delinquere a l’apologia di reato.

«Secondo il mio emendamento», ha spiega D’Alia, «in presenza di questi contenuti il ministero diffiderà il gestore, e questi avrà due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare questi contenuti oppure non ottemperare. Se non ottempera diventa complice di chi inneggia a Provenzano e Riina e quindi è giusto che venga oscurato».

Lo stesso discorso, secondo quanto dichiarato da D’Alia a “L’espresso” «deve valere per i video su YouTube, per eventuali scambi  di insulti e minacce tra utenti nei forum e anche per i commenti ai blog».
Alla domanda se questo tipo di interventi non rischi di censurare pesantemente la Rete, a iniziare dall’oscuramento completo di YouTube e Facebook, il senatore D’Alia ha risposta: «Io non sono né per chiudere Facebook né per chiudere YouTube, io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, le vittime del terrorismo e le vittime degli stupri. Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato, quindi vanno chiusi».

da L’espresso

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Si, ormai siti e blog stanno cominciando a capire che tra le oscenità contenute nel “DDL Sicurezza”, il disegno di legge 733 passato al senato, non c’è solo la vergognosa norma che permette ai medici di denunciare un loro paziente se non si trova in regola con le norme dell’immigrazione di cui abbiamo già parlato più volte ma anche l’articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet” che prefigura una vera e propria censura di stato:

Comma 1:

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Il provvedimento se passerà anche alla camera permetterà al Ministero dell’Interno di oscurare i siti internet che disobbediscono alle leggi (e l’interpretazone di questa frase permette di oscurare QUALSIASI sito/blog), obbligherà gli ISP ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico (comma 4) porterà alla chiusura di interi blog o siti in quanto non è possibile tecnicamente filtrare solo i documenti “incriminati”, in sostanza una vera o propria censura di stato.

Spero che questo articolo sia frutto dell’ignoranza riguardo al mondo di internet di cui i nostri governanti sono esempi lampanti e che l’articolo stesso venga stralciato alla Camera, ma temo che la motivazione sia uno dei sempre più frequenti tentativi di controllare la rete a cui abbiamo assistito in italia nell’ultimo anno.

Ne stanno parlando in rete tra gli altri:

Punto-Informatico: Italia, libertà filtrate?

Zeus-News: Il Governo si prepara ad imbavagliare internet

Franz’s: ATTENZIONE! Il nuovo decreto DDL sulla sicurezza non è come dicono i giornali: apre la porta alla censura di Stato!

ZeroPuntodue: Error 50 comma 1 e seguenti: il Sito non è più raggiungibile

Dario Bonacina: Internet, lucchetti in arrivo?

Quinta’s: Aboliamo per legge inondazioni e ignoranza tecnologica (aka, ci risiamo con i filtraggi)

e tanti altri …

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Pagine interne di facebook

Contagiati da Facebook? Sembrerebbe di sì. Dicono i sondaggi che sono sempre di più i giovani che ricorrono ai social network, le “reti sociali” per fare amicizie e conversare. E neppure gli adulti lo disdegnano. Sono proprio quelli compresi tra i trenta e i quaranta anni a risultare i più interessati.

Pensare che il creatore di Facebook, Marc Zuckerberg, l’aveva ideato per raggruppare in una rete comune gli studenti di Harvard, la sua università. Il nome stesso faceva riferimento all’annuario con foto (Facebook, appunto) che i college statunitensi usano pubblicare all’inizio di ogni anno accademico e distribuiscono ai nuovi iscritti e al personale.

All’epoca, nel 2004, Marc aveva diciannove anni, e di sicuro non si aspettava un effetto domino di queste dimensioni: “Se qualcuno mi avesse detto che Facebook sarebbe diventato quello che è oggi, gli avrei risposto che era un folle”, ha dichiarato. Solo che, ben presto, dopo Harvard aderirono a Facebook altre università e in seguito gli studenti delle scuole superiori statunitensi.

Oggi Facebook è il social network più famoso del momento e uno dei dieci siti più cliccati del web. Vi si accede gratuitamente e bisogna avere più di tredici anni. Le iscrizioni sono arrivate a quota 160 milioni in ogni parte del mondo e il giro di danaro, ricavato dalle pubblicità, è valutato a più di 16 miliardi di dollari. In Italia la passione per Facebook nel 2008 è dilagata: i dati più recenti parlano di quasi un milione e mezzo di iscritti.

Specchio per l’ego

Del progetto originario è rimasto ben poco. Ora Facebook, come altri social network, è usato per comunicare, una sorta di vetrina – o specchio – delle proprie virtù  da condividere con gli amici (e con gli amici degli amici).

Entrare è semplice: basta compilare il modulo d’iscrizione, creare un profilo con le proprie generalità e la lista dei gusti e degli interessi personali, caricare una foto se lo si desidera, e il gioco è fatto. Un motore di ricerca, nel sito, permette di scovare gli altri utenti registrati, di scambiare messaggi, di far parte di un gruppo. S’inizia col cercare gli amici poi, i più curiosi, possono lanciarsi in indagini investigative più approfondite, fino a frugare nella vita di un ex amore, di un compagno di classe segretamente invidiato al liceo, della vicina di ombrellone, del collega.

Se uno di loro è registrato su Facebook, come per magia vi comparirà il suo profilo e la sua lista d’amici. Se si vuole osare, si può inviare una richiesta di amicizia che recita “Vuoi diventare mio amico?”. Evidentemente, se la lista degli amici s’infoltisce, l’ego dell’utente registrato ne trae beneficio.

Carte truccate

In realtà, il sito è diventato una sorta di passepartout. Si usa per discutere di cose frivole, come mobilitarsi contro l’annunciato prequel di “Amici miei” (“giù le mani dal film”) . Ma anche per iniziative più inquietanti, sul piano morale (su Facebook è finito anche Totò Riina) o della deontologia professionale: brucia il caso di quegli infermieri delle Molinette di Torino che hanno messo in rete foto dei pazienti del pronto soccorso. “Il provvedimento sarà esemplare”, ha annunciato il primario del dipartimento di Emergenza, Valerio Gai, “nessuno si permetta più una cosa simile”. Ma intanto…

La voce grossa serve a poco. Facebook, come tutta la rete, si presta infatti a essere usato in modo spregiudicato: ci si può costruire una falsa identità, prendere il nome di qualcun altro, presentarsi addirittura con la sua foto. Veri furti di identità, dalla conseguenze anche gravi per il derubato. Sgradevoli sul piano dei rapporti interpersonali, pesanti su quello economico (il furto delle coordinate bancarie) o lavorativo (un’azienda potrebbe servirsi dei profili in rete per selezionare le assunzioni o controllare i dipendenti).

Ci sono anche altri rischi. “Facebook ti fa pensare di essere importante, solo perché hai decine e decine di amici virtuali, ma spesso è solo una colossale illusione”, avverte Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, docente all’Università Gregoriana di Roma. “È un altro dei mondi virtuali creati da internet, vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine, che nel caso degli ultratrentenni, alle prese con i primi bilanci di vita, contagia tutti, anche i cosiddetti vincenti”, gli fa eco Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (l’Associazione europea disturbi da attacchi di panico).

Gli utenti non si scoraggiano. Anzi, per dimostrare che sanno ancora stare dall’altra parte, nella vita vera, organizzano raduni in tutta Italia, nelle piazze e nelle discoteche: “Sono paranoie da psicologi, il mondo cambia, ogni generazione ha le sue tendenze. La nostra è questa. Ma non vuol dire che non siamo in grado di relazionarci anche al di là dello schermo”, sostiene Teresa, diciannovenne e fan sfegatata di Facebook. Copione già sentito: la rete sforna una nuova invenzione e subito si creano gli schieramenti pro e contro. Intanto se ne parla, e la rete s’infittisce.

Viene il sospetto che il solo antidoto, se proprio bisogna trovarne uno, è l’indifferenza. Ma non è mai stato così. Non ha funzionato nei primi anni ‘90, quando il fenomeno delle chatroom dalla nicchia in cui era nato arrivò a un pubblico più vasto. Facebook non è che l’ennesima evoluzione di una chatroom. Solo che si gioca a carte (apparentemente) scoperte: si “postano” le foto di viaggio, delle feste, si ostentano nel wall – il muro dei messaggi condivisi – pensieri e ricordi, emozioni e sofferenze (quasi sempre autoironiche: quasi mai gli utenti si presentano come sfigati). Magari si dà il via a un corteggiamento, poi chissà….

Caccia in rete ai segreti più nascosti

Facebook non è l’unico sito che permette di rintracciare persone inghiottite dal tempo. Anzi, è in buona compagnia. Si potrebbero definire siti spioni, di fatto lo sono. Usando ZebaSearch.com, per esempio, ci si sente quasi un agente della Cia. Nome e cognome e voilà: una scheda accurata ci informerà sull’indirizzo di casa della persona che stiamo cercando (con tanto di Google Map), data di nascita e fedina penale. Il più delle volte funziona.

Spock.com rintraccia invece le pagine personali degli utenti, per esempio quelle di Facebook e di tutti i social network. Ma la lista non finisce qui. Spokeo.com ficca il naso nelle attività on line degli amici, in pratica ci informa della vita in rete di chi ci sta a cuore, i siti che visita cosa, compra e via dicendo. Fino a Zillow.com che stima il valore della vostra casa e di quella dei vostri amici. Ci si può veramente sbizzarrire o forse impazzire.

Farsi troppo gli affari degli altri è una curiosità produttiva oppure no? “È solo l’ennesima fuga da se stessi”, dice lo psichiatra Vittorino Andreoli. “Già la nostra società ci impone la rinuncia a essere coerenti. Dobbiamo essere vincenti, rispondere sempre in modo adeguato e così finiamo per avere un io sul lavoro, uno in famiglia e un altro col coniuge. Per dare a tutti risposte convincenti ci dobbiamo calare nelle varie maschere. Internet, Facebook o un sito simile sono l’ennesima maschera da indossare. L’io, quello vero, tende sempre più a essere soppresso”.

Sull’altro versante, si tende a sdrammatizzare: “Volevamo creare solo qualcosa di divertente”, dice uno dei creatori di Spokeo, forse per rispondere alle polemiche seguite alla nascita, quasi simultanea, di più siti di questo genere. Ruffiana come risposta, ma poco esaustiva.

Chi non vuole vedere i propri dati esposti in bella vista come su una bancarella, non deve renderli pubblici (non comparendo sull’elenco telefonico o fornendo, registrandosi su un sito, dati non veri). E ricordi che, tramite Google o Spock, anche il datore di lavoro può controllare la sua pagina di Facebook. In Inghilterra e negli Stati Uniti in diversi hanno perso il lavoro per colpa dei social network, altri però lo hanno trovato proprio attraverso essi. Una roulette russa dove non muore nessuno. Ma se ci tocca la pallottola, più che la testa, salta la privacy. In ogni caso, una gravissima perdita.

Fonte: ConsumER

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2.2.2009

eurosu La Commissione europea  ha presentato in data odierna, nel quadro dell’attuazione del piano di ripresa approvato dal Consiglio europeo in dicembre 2008, proposte di investimento in progetti fondamentali concernenti infrastrutture dell’energia e di Internet a banda larga. Nel breve termine questi progetti forniranno all’economia europea lo stimolo di cui essa ha grande bisogno, fissando nel contempo obiettivi strategici come la sicurezza energetica. Tutti gli Stati membri beneficeranno del pacchetto di misure.

Il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha dichiarato: “Il piano di ripresa dell’UE è prima di tutto un investimento intelligente, uno stimolo a breve termine orientato su obiettivi a lungo termine. Le misure adottate oggi vanno esattamente in questa direzione: un elenco di progetti specifici cui assegnare 5 miliardi di euro non utilizzati del bilancio dell’UE per costruire un’Europa più forte a lungo termine. Dobbiamo trarre insegnamento dalla recente crisi del gas e investire fortemente nell’energia. Dobbiamo anche incentivare l’economia europea fornendo alle comunità rurali le autostrade informatiche. La Commissione si è impegnata a collaborare con gli Stati membri, che beneficeranno tutti delle misure proposte, per rivitalizzare l’economia europea mediante investimenti in questi settori fondamentali.”.

Il pacchetto di misure presentato oggi contiene:

-       una breve comunicazione che descrive in generale il contesto e gli obiettivi dell’iniziativa;

-       per quanto riguarda i progetti energetici: una proposta di regolamento che concede alla Comunità un finanziamento per progetti strategici nel settore dell’energia. Si propone un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro per gli investimenti di cattura e stoccaggio del carbonio (dotazione finanziaria: 1 250 milioni di euro), per i progetti di energia eolica offshore (520 milioni di euro) e per i progetti di interconnessioni del gas e dell’elettricità (1 730 milioni di euro);

-       per la banda larga, la Commissione propone di destinare 1 miliardo di euro per estendere e migliorare la connessione a Internet ad alta velocità nelle comunità rurali; tale importo, erogato mediante l’attuale Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, servirà a coprire gli attuali “vuoti” della mappa europea della banda larga (il 20% della popolazione delle zone rurali che non ha accesso alla banda larga);

-       per affrontare le nuove sfide contenute nella valutazione della politica agricola comune (PAC): impiegando gli attuali meccanismi di sviluppo rurale, 500 milioni di euro sarebbero destinati al lancio dei lavori per affrontare le “nuove sfide” definite nella valutazione della PAC, sfide costituite dal cambiamento climatico, dalle fonti energetiche rinnovabili, dalla gestione delle risorse idriche, dalla biodiversità e dalla ristrutturazione del settore lattiero-caseario.

Le reti energetiche e le reti a banda larga hanno entrambe un’importanza cruciale per il futuro dell’economia dell’Unione europea.

La Commissione ha evidenziato il rilievo assunto dalla sicurezza energetica nella sua seconda analisi strategica della politica energetica nel novembre 2008. La recente crisi del gas non ha fatto altro che accentuare l’importanza di questa sfida. Nell’attuale contesto economico e finanziario è difficile reperire investimenti per i progetti. Il supporto dell’Unione europea consentirà di rilanciare questi progetti, che contribuiranno a colmare le lacune delle interconnessioni energetiche dell’Unione europea e a mantenere la tendenza a utilizzare al meglio le risorse energetiche interne dell’Unione europea. Questi progetti pongono l’accento sulle esigenze transfrontaliere e sullo sviluppo di nuove tecnologie, essenziali per rispondere alle future esigenze energetiche dell’Europa.

L’estensione e il rinnovamento dell’infrastruttura di Internet ad alta velocità rappresentano un imperativo economico e sociale. Il piano europeo di ripresa economica si pone come obiettivo lo sviluppo delle reti a banda larga in modo da raggiungere nel 2010 una copertura di Internet ad alta velocità pari al 100%. Tuttavia, le zone rurali dovranno sempre sormontare difficoltà supplementari per connettersi alla rete a banda larga, difficoltà che aumentano con la riduzione degli investimenti. Tale situazione ha conseguenze sociali ed economiche dirette. Per tale motivo è opportuno concentrare questa azione sulle zone rurali; utilizzare gli strumenti disponibili per lo sviluppo rurale permetterà di intervenire rapidamente sul terreno.

Un elenco completo dei progetti proposti dalla Commissione per le infrastrutture energetiche si trova in allegato.

Contesto

Nel novembre 2008, nel quadro del suo piano europeo di ripresa economica, la Commissione ha proposto di stanziare per il 2009 e il 2010 altri 5 miliardi di euro provenienti dai crediti non spesi del bilancio dell’UE per progetti nel settore dell’energia e dell’infrastruttura a banda larga. L’idea era di accelerare gli investimenti necessari, attenuare gli effetti della recessione economica sul settore dell’edilizia e rafforzare il potenziale di crescita sostenibile a lungo termine dell’Unione europea, stimolandone l’economia con precisi obiettivi. Si tratta di un contributo importante all’obiettivo concordato di destinare l’1,5 % del PIL a misure di stimolo dell’economia, sia nazionali sia comunitarie.

La proposta è stata presentata oggi dal Presidente Barroso, d’accordo con i commissari Piebalgs, Fischer Boel e Reding. Con queste proposte la Commissione attua il mandato conferitole dal Consiglio europeo nel dicembre del 2008 affinché presentasse rapidamente un elenco di progetti specifici che tenessero conto di un adeguato equilibrio geografico. Per massimizzare gli effetti il più rapidamente possibile sull’economia in generale, è stato posto un particolare accento sulla necessità di impegnare le spese nel 2009 e nel 2010.

Affinché le proposte possano produrre quanto prima gli effetti perseguiti, la Commissione auspica che il Consiglio e il Parlamento europeo riescano a far progredire velocemente i dibattiti e l’adozione delle misure legislative.La Commissione pertanto si augura che possano essere accelerate le normali procedure delle altre istituzioni, per consentire una rapida adozione del pacchetto.

I Progetti proposti dalla Commissione nel settore dell’energia

Investire oggi per l’energia di domani

Domande e risposte sul progetto di investimento nella banda larga

Fonte: Ec.europa.eu/italia

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commoncraft_logo Da quasi due anni Common Craft azienda di Seattle creata dai fratelli LeFever, si è imposta all’attenzione del mondo della rete (i loro clienti più “blasonati” sono tra i giganti di internet, Microsfot, Google, Wet Paint etc) con un nuovo modo di “spiegare”  il cosa e il come di ciò che gira attorno e dentro la rete stessa:

Il loro lavoro consiste nel creare paperworks, video creati con disegni e fumetti, per spiegare in maniera semplice diretta e non-tecnicistica i servizi e le novità della rete anche ai tanti (specialmente in italia ce ne sono TANTI) che sono nuovi o poco avvezzi a tutto ciò che gira in “questo mondo”.

Troviamo infatti video che spiegano i blog, gli rss, i social network, wiki e molto altro e la “rete” ce li propone (tutti o quasi) sia sottotitolati nella nostra lingua (ad esempio su dotsub ) o addirittura doppiati in italiano ad esempio da Rapid-eLearning che li ha caricati anche su Youtube al canale Ideosfera raccolti in questa playlist.

Come sempre meglio un esempio che tante parole, vi posto quindi il video relativo a Twitter doppiato in italiano (lo stesso Twitter usato dal consolato israeliano a New York per tenere una “twitter-conferenza” il 30 dicembre proprio nel bel mezzo della guerra)

PS: I video pubblicati sul sito dei Common Craft sono versioni free rilasciate  sotto licenza Creative Commons ;)

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