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I tagli previsti in Castello salgono da 3 a 4,5 milioni di euro. Nessuna fusione di enti locali in regione

“Con questa manovra il federalismo è morto”. A sostenerlo è la Presidente della Provincia Marcella Zappaterra, nel corso di un’intervista telefonica rilasciata a Estense.com, relativa alle recenti modifiche alla manovra finanziaria annunciate venerdì dal Consiglio dei Ministri.

Ciò che emerge dalle parole del vertice istituzionale è tuttora una forte incertezza sulla direzione dei tagli: “Stiamo facendo i conti e pare che il taglio da 3 milioni di euro precedentemente prospettato dalla scorsa versione della manovra, raggiungerà invece, probabilmente, i 4,5 milioni di euro”. Numeri tuttora non definitivi, ma che danno un quadro abbastanza chiaro delle scelte governative. “La nuova versione – fa sapere la presidente della Provincia – è disastrosa al di là degli aspetti fiscali. I tagli previsti andranno a colpire fortemente gli enti locali, incidendo su tutto il sistema dei servizi che inevitabilmente gravita attorno alle fasce più deboli. Non si è ancora capito, però – puntualizza Zappaterra -, se sarà anche ridotto il numero dei parlamentari e l’ammontare delle indennità dei rappresentanti europei”. Questi alcuni degli interventi che immaginava il vertice provinciale, che, tuttavia, tira un sospiro di sollievo: “In base agli standard imposti, la nostra Provincia non sarà abolita e sull’intero territorio regionale non ci saranno accorpamenti di Comuni”. Una notizia, questa, positiva, secondo Zappaterra: “Le risorse che si possono ricavare da fusioni di Comuni e Province – commenta il numero uno dell’istituzione che ha sede in Castello -, servono a fare titoli sui giornali, non ad incidere concretamente sui problemi: nel nostro territorio, già da tempo, si sono innescate positive associazioni virtuose tra enti locali. Una riforma fatta fino in fondo – considera Zappaterra -, avrebbe dovuto spartire in maniera razionale le funzioni tra Comuni, Province e Regioni, codificando chiaramente i rapporti tra Comuni e Regioni in assenza dell’istituzione provinciale. Con questa manovra – commenta il vertice del Castello – il federalismo è morto. Si tagliano le risorse agli enti locali e si introduce l’Imposta Municipale ai Comuni e la tassa di soggiorno: in questo modo si sposta la facoltà di tassare a qualcun altro e il federalismo resterà soltanto appena sulla carta”.

Secondo il vertice dell’amministrazione provinciale, “emblematica” è anche la scelta dell’accorpamento delle feste laiche sulle domeniche: “Non credo che comporti un risparmio importante – commenta Zappaterra -: l’idea di celebrare il 25 aprile quando lo decide Tremonti fa capire che si è persa la testa”.

La ricetta di Zappaterra è rimodulare il livello dei tagli: “Occorrerebbe più equità, una riforma ampia, tagliando più sui ministeri e sugli uffici territoriali del governo e meno sugli enti locali: i tagli lineari non sono utili per risolvere i problemi”. E la Presidente non dimentica, tra gli interventi necessari, il tema dell’evasione fiscale: “Sono stati previste – critica Zappaterra – solamente azioni sui redditi dichiarati: ma la vera questione italiana, sappiamo bene, è l’evasione”.

La discussione in Parlamento è tuttora aperta. Ma non si dice ottimista, Zappaterra: “Il Pd ha fatto proposte alternative serie a questa manovra assolutamente depressiva per le stesse fasce deboli. Si sarebbe dovuto lavorare in questi anni, senza lo slogan del Pdl di non alzare le tasse che ci ha condotto ora ad alzarle vertiginosamente. Ci troviamo dunque in una fase difficile, in cui – commenta la presidente – occorre avere il coraggio di fare una riforma vera, una vera e propria rivoluzione: tagliare sugli enti locali e tassare le stesse fasce deboli non è molto innovativo”.

Fonte: http://www.estense.com/?p=161691

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Penso anch’io, come molti, che la ventilata “divisione” dei sindacati in occasione della celebrazione del 1 maggio possa rappresentare un problema molto serio e mi rammarica molto il fatto che questa situazione caratterizzi in particolare Ferrara e Bologna a differenza di altre realtà in regione e nel paese nelle quali si terranno manifestazioni unitarie.
La mia preoccupazione non si risolve certo con un sentimentale richiamo all’unità sindacale. Evidentemente se si è arrivati a questo punto ci sono ragioni di fondo che hanno a che fare con l’idea che i sindacati hanno di sé, del ruolo che ritengono di dover svolgere sia nel Paese che nei luoghi di lavoro e in questo quadro l’appello generico ad un’unità di facciata evidentemente servirebbe a ben poco. Perciò  non intendo fare appelli generici nella speranza di edulcorare i problemi che ci sono e sono sotto gli occhi di tutti.

La crisi che il mondo del lavoro sta attraversando, le trasformazioni nelle relazioni industriali e  una congiuntura economica che colpisce i lavoratori in maniera pesante hanno posto questioni nuove ai sindacati che spesso richiedono anche un approccio diverso dal passato ed  è di questo che i sindacati italiani stanno discutendo in termini molto approfonditi e, chiaramente, con visioni e impostazioni diverse.
Questo confronto, che certo non rimane confinato agli organismi sindacali, non ha prodotto una sintesi efficace e certamente non la produrrà se si porrà l’obiettivo di stabilire quale sia il sindacalismo migliore in termini di adesione ideologica  ad un modello.
I nodi della discussione vanno sicuramente affrontati nel merito e  senza timore della differenza di opinioni in campo.

Quello che mi chiedo è se sia davvero la Festa dei Lavoratori, il 1 maggio, l’occasione giusta per rappresentare questa necessità.

Non sarebbe meglio riunire tutti i lavoratori per un momento di condivisione, per rappresentare non l’unità delle posizioni sindacali ma l’unità di quel lavoro su cui si basa la nostra democrazia repubblicana? Questo rischierebbe davvero di annullare opinioni o identità? Personalmente credo di no. Credo, invece, che piazze “separate” indebolirebbero molto l’idea di centralità del lavoro che dovremmo, insieme, sostenere e rafforzare. Se si dovesse arrivare anche a Ferrara all’organizzazione di manifestazioni distinte non potrei che dedurre che i sindacati rinunciano a quel ruolo di rappresentanza che viene loro riconosciuto anche da tanti non iscritti, dalle Istituzioni e dalla politica in genere. Certo, in quel caso, non parteciperei a nessuna manifestazione, ma non rinuncerei a promuovere un momento celebrativo che alle ragioni del 1 maggio faccia onore, al quale possano partecipare tutti e che consenta di pronunciare una chiara parola pubblica sul valore del lavoro, non mediata da divisioni e coerente con i valori della nostra democrazia. Non è compito della Provincia organizzare il Primo Maggio, ma se può essere utile un tavolo istituzionale sul quale ragionare insieme affinché nelle piazze dei Comuni ferraresi la festa dei lavoratori si celebri come a Marsala i cancelli del Castello sono aperti e io sono pronta a promuovere un incontro.


Marcella Zappaterra
Presidente Provincia di Ferrara

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Le operaie di Latina ad Annozero, questa intervista “live” merita il prezzo dell’abbonamento Rai, un esempio di forza, coraggio e orgoglio:
“La disoccupazione è giovanile, ma è soprattutto femminile” … “la nostra busta paga è un <<attestato di dignità>>” … “il reddito femminile è un reddito a sostegno della famiglia”

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La Provincia di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e la Cassa di Risparmio di Cento, hanno deciso di rinnovare anche per il 2011  il “Protocollo di intesa per l’anticipazione sociale ai lavoratori ed alle imprese nelle situazioni di crisi della Provincia di Ferrara”, sottoscritto  il 30 dicembre 2009.

Il “Protocollo” è stato operativo fin dalla sua sottoscrizione e ad oggi ha permesso di sostenere economicamente i lavoratori di 24 aziende del territorio che hanno attivato ammortizzatori sociali ma, per le particolari difficoltà finanziarie, non sono in grado di anticipare il trattamento economico ai propri dipendenti.

Attraverso l’anticipazione della CIGS è stato possibile, in questi primi 12 mesi, garantire a 907 lavoratori l’anticipo della cassa integrazione attraverso un affidamento bancario fino a 6.400 euro massimi a lavoratore, erogati con cadenza mensile sulla base dell’importo effettivamente spettante.

Gli assegni anticipati, erogati nel 2010 dai due istituti di credito che hanno aderito al progetto, CaRiFe e CaRiCento, ammontano ad oltre 3,1 milioni di euro. I tempi medi di erogazione degli assegni si attestano intorno ai 26 giorni lavorativi.

Le banche rientrano poi degli importi erogati surrogandosi nei crediti dei lavoratori verso l’INPS e sostenendo il costo per l’anticipazione del denaro.

I lavoratori che richiedono e ottengono l’anticipo sono quasi la totalità dei dipendenti delle aziende che hanno attivato lo strumento, per cui il tasso di adesione dei lavoratori al Protocollo è di circa il 90%.

La Provincia di Ferrara, nel suo ruolo di coordinamento, ha potuto raccogliere una serie di informazioni sulle aziende per le quali è stata richiesta l’attivazione del Protocollo che riportiamo in forma aggregata per condividere alcune riflessioni ed analizzare insieme i principali aspetti che emergono.

È importante sottolineare che il Protocollo, nasce nell’ambito delle attività di salvaguardia del patrimonio produttivo, che opera in una visione più ampia di sostegno dello sviluppo economico.

Dal punto di vista della richiesta di attivazione del Protocollo, possiamo evidenziare il ruolo fondamentale della Cassa di Risparmio di Ferrara e della Cassa di Risparmio di Cento che, oltre a sostenere il costo economico dell’operazione, hanno messo in campo anche un notevole sforzo organizzativo per consentire l’apertura dei conti tecnici in ogni filiale del territorio provinciale, formando appositamente il proprio personale e condividendo modalità snelle e semplificate di gestione delle procedure.

Imprescindibile anche il ruolo delle Organizzazioni Sindacali che nella maggior parte dei casi ci hanno tempestivamente informato, attraverso le strutture territoriali, delle situazioni di possibile applicabilità di questo strumento di sostegno al reddito. Inoltre, come concordato, ci hanno fornito il supporto necessario sia nella fase di verifica della difficoltà finanziaria dell’azienda sia nel rapporto con i lavoratori per la gestione operativa della procedura.

Dal punto di vista della localizzazione delle aziende (Tabella 1) sul territorio possiamo evidenziare che la distribuzione delle aziende riguarda tutto il territorio provinciale con leggera prevalenza per il Basso Ferrarese .

Tabella 1. Composizione delle aziende che hanno attivato il Protocollo suddivise per aree

Territori Valori assoluti % sul totale
Alto Ferrarese 7 29,16
Città 9 37,51
Basso Ferrarese 8 33,33

Dal punto di vista della dimensione delle aziende (Tabella 2) troviamo principalmente piccole aziende che hanno fortemente risentito della crisi economica a partire dall’ultimo trimestre del 2008. In generale la maggior parte delle aziende per le quali è stato attivato il Protocollo presentano una grave situazione finanziaria e di mercato che le ha portate ad operare delle riduzioni di personale.

Tabella 2. Composizione delle aziende che hanno attivato il Protocollo suddivise per dimensione

Categoria Impresa Valori assoluti % sul totale
Micro impresa (meno 10) 2 08,33
Piccola impresa (tra 10 e 50 ) 17 70,84
Media impresa (tra 51 e 250) 5 20,83
Grande impresa (più di 250 ) 0 00,00

Dal punto di vista dei settori di appartenenza delle aziende è evidente dalla tabella 3 la prevalenza assoluta del settore manifatturiero .

Tabella. 3 Composizione delle aziende che hanno attivato il Protocollo suddivise per settore

Settori Produttivi Valori assoluti % sul totale
Agricoltura 0 0,00
Manifatturiero 21 87,51
Commercio 0 0,00
Costruzioni 1 4,16
Servizi 2 8,33
Totale 24 100

Dal punto di vista dei tempi di attesa per l’erogazione del primo anticipo ai lavoratori abbiamo considerato il tempo che intercorre dal ricevimento da parte della Provincia della richiesta di avvio della procedura di attivazione CIGS, alla erogazione del primo accredito. Il valore medio calcolato è di 26 giorni lavorativi.

A questo proposito ricordiamo che la velocità di risposta con l’erogazione dell’anticipazione CIGS è subordinata a diverse variabili meglio identificabili se si suddivide in fasi l’intera procedura:

- richiesta di avvio della procedura di anticipazione CIGS

- scelta da parte del lavoratore di uno dei due istituti di credito convenzionati

- incontro di attivazione del protocollo

- apertura del conto corrente tecnico

- raccolta della modulistica dedicata

- sottoscrizione della modulistica da parte dell’INPS

- comunicazione da parte dell’azienda delle ore di CIGS dei lavoratori

- comunicazione agli istituti di credito degli importi da anticipare

Il protocollo istituzionale sull’anticipazione della CIGS. è aperto all’adesione successiva anche di altri istituti di credito.

Ferrara, 28 dicembre 2010

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Da sinistra: l'assessore Davide Nardini, la presidente Marcella Zappaterra e il vicepresidente Massimiliano Fiorillo Da sinistra: l’assessore Davide Nardini, la presidente Marcella Zappaterra e il vicepresidente Massimiliano Fiorillo

Tre cose ci sono state a cuore durante questo 2010: la situazione economica, innovare le politiche pubbliche e aiutare chi è in difficoltà’.”
E’ stato questo l’esordio della presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, aprendo la consueta conferenza stampa di fine anno.
Incipit cui è seguita una breve introduzione per lasciare spazio alle domande dei giornalisti.
‘Abbiamo voluto consolidare i rapporti istituzionali, partendo dai Comuni del territorio – ha proseguito – per rafforzare le scelte condivise’.
Proprio quello della condivisione e di un maggiore gioco di squadra è stato il filo conduttore dell’incontro.
Se è tuttora in corso una crisi economica, occupazionale e sociale – è stato il ragionamento – questa colpisce prevalentemente le realtà più fragili. E Ferrara, al di là degli esiti più o meno altalenanti delle varie indagini sulla qualità della vita ha ancora punti deboli che vanno rinforzati.
‘Ma non tutte le colpe sono della politica – ha puntualizzato la presidente – e le polemiche che spesso si sentono servono di fatto solo a dividerci. Occorrerebbe, invece, unirci di più sulle priorità fondamentali per trasformare – è stato l’appello – i nostri punti deboli in punti di forza’.
Un discorso che non si è fermato al livello generale ed astratto delle cose, ma che ha fatto riferimento alla Cispadana, rispetto cui due settimane fa è stata firmata la convenzione, oppure all’Idrovia, con la pubblicazione di due bandi per la realizzazione dell’infrastruttura fluviale. Due esempi per sostenere la tesi secondo la quale quando ci sono volontà e unità d’intenti i risultati arrivano.
Sugli appalti, poi, la presidente si è concessa una breve digressione: ‘non li facciamo più al massimo ribasso, ma sulla base dell’offerta più vantaggiosa, anche se questo non significa automaticamente zero ricorsi’.
Sollecitata sui rapporti con i sindacati, la presidente ha replicato: ‘Abbiamo lavorato su noi stessi, ci siamo messi in discussione, perché una Provincia che sa usare al meglio le proprie risorse è segno che vuole dare il massimo in termini di servizi ai cittadini’.
Ma su quali priorità occorre puntare, anche facendo appello alle opposizioni?

Sono innanzitutto le infrastrutture e Marcella Zappaterra le ha elencate: E 55, SS 16 e la risoluzione del nodo Lido Estensi – Strada Romea, Tunnel o non tunnel. ‘Vogliamo trovare insieme con l’opposizione e coi parlamentari a Roma  delle soluzioni e picchiare insieme i pugni sui tavoli della capitale o vogliamo continuare  il gioco del rimpallo delle responsabilità, quando sappiamo bene, tra l’altro, che specie per queste infrastrutture, le realtà locali possono fare poco?’.
‘Noto con preoccupazione – ha dovuto registrare – che le divisioni si stanno consolidando, specie nelle associazioni: dal mondo agricolo, ai sindacati, alle associazioni datoriali. Noi stiamo cercando di fare sintesi, anche se con sforzi crescenti’.
‘Sulle distanze verificatesi con i sindacati sulla trattativa per il personale – ha poi risposto ad una sollecitazione – più che imbarazzo politico c’è dispiacere per l’interruzione delle relazioni. Dispiacere perché così si perde tutti quanti’.
Un rammarico che è stato espresso pur nella decisione di sostenere la bontà di una posizione che fa capo all’impegno per una gestione corretta e trasparente di risorse che sono dei cittadini, a maggior ragione quando sono in diminuzione.
Con queste premesse è partito il disegno di riorganizzazione della Provincia – come è stato ribadito – compreso quello che sta toccando l’assetto dei Centri per l’impiego: ‘Sentiamo nostra la responsabilità – è stata la sottolineatura – di compiere delle scelte sempre nell’interesse dei cittadini. Sarebbe bello farlo insieme con i sindacati. Noi comunque – ha chiuso sull’argomento – continueremo a discutere nel merito delle questioni e non sui principi’.
Sulla prospettiva di far uscire gli investimenti dal computo per il patto di stabilità – come è nelle intenzioni della Regione Emilia-Romagna – la parola è passata all’assessore Davide Nardini.
‘L’idea di rideterminare il patto di stabilità con le realtà locali e non sul piano astrattamente nazionale è una buona cosa – ha detto Nardini – anche se manca ancora l’ok definitivo di Tremonti’.
Si tratta di una decisione che, se adottata in via definitiva, potrà sbloccare investimenti e rendere più fluidi i rapporti con imprese e fornitori. Gli esempi fatti in proposito hanno riguardato la possibilità di spendere i fondi europei e quelli dell’Idrovia senza più patemi d’animo dal punto di vista contabile. ‘Se gli investimenti non escono dal computo del patto di stabilità – ha concluso -  i 145 milioni della sola Idrovia da spendere complessivamente nei prossimi anni, sono difficili da sopportare a livello di bilancio per una realtà locale come Ferrara, pur avendoli in cassa’.

Fonte: http://www.provincia.fe.it/?nav=92&news=7698629A1209CFA7C12577FC004EBEEB

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diritti-voce.jpgIl welfare italiano non va abbattuto, ma necessita di una riforma profonda, perché venga adeguato ai reali bisogni sociali.  Per avviare su questo tema un dibattito aperto e fondato su analisi accurate, i promotori della campagna “I diritti alzano la voce” organizzano il convegno “Universale e locale. Istituzioni e terzo settore insieme per un nuovo welfare”, che si terrà all’Unaway Hotel di Bologna il 25 e 26 novembre.

I cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni, la fragilità e la vulnerabilità in cui versa la gran parte delle famiglie italiane, la crescente disuguaglianza economica, hanno fortemente compromesso le capacità protettive del nostro welfare, che necessita quindi di un profondo rinnovamento. La due giorni bolognese si propone di contribuire a questo processo, rilanciando la discussione pubblica sul senso e gli assetti del welfare oggi.

Il convegno vedrà la partecipazione di numerosi esperti di carattere nazionale, di rappresentanti del mondo politico e istituzionale regionali e nazionali, di esponenti del sindacato e delle organizzazioni del terzo settore.

Per partecipare è necessario iscriversi mandando una e-mail alla segreteria organizzativa: segreteria@libera-mente.org

Il programma completo
www.idirittialzanolavoce.org/

Fonte; http://www.bandieragialla.it/node/11536

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In sintesi

Si è svolto in Regione il secondo incontro del Tavolo istituzionale del Patto per attraversare la crisi. Il Tavolo riunisce, oltre alla Regione,  l’Upi, l’Anci e la Lega Autonomie regionali, l’Unioncamere, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali regionali, l’Abi e i rappresentanti del terzo settore.
L’incontro si è concluso con l’approvazione di un documento che sottolinea la necessità di rinnovare gli accordi tra Stato e Regioni per gli interventi nei processi di crisi e ristrutturazioni e tra Regione ed il Ministero del lavoro.
Il rinnovo degli accordi rappresenta l’occasione per accertare le economie finanziarie del biennio 2009/10 e concordare il loro impiego per il 2011 e per confermare all’Emilia-Romagna l’ulteriore finanziamento di 70 milioni di euro per il lavoro.
Nella notizia si evidenziano le iniziative per rilanciare l’occupazione e il sistema produttivo della regione, mentre tra i link si trova una scheda con i numeri della crisi in Emilia-Romagna.

Riunione del tavolo contro la crisi, 5/11/2010 (1)(5 novembre 2010) L’Emilia-Romagna chiede con urgenza al Governo il rinnovo dell’Accordo Stato-Regioni sugli ammortizzatori sociali ed anche la conferma di ulteriori 70 milioni di euro per il lavoro.
“Ci attendiamo una reale collaborazione del Governo affinché questo accordo sia il più ampio possibile e sia affiancato da risorse per sostenere l’imprese e con esse il rilancio dell’economia”.

Lo ha evidenziato il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani al termine dei lavori del ‘Tavolo istituzionale del Patto per attraversare la crisi’ di cui fanno parte la Regione Emilia-Romagna, l’Upi, l’Anci e la Lega autonomie regionali, l’Unioncamere, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali regionali, l’Abi e i rappresentanti del terzo settore.

L’incontro, il secondo del 2010 dopo quello del luglio scorso, è terminato con l’approvazione unanime di un documento in cui viene proprio sottolineata l’urgenza di rinnovare due accordi. Uno è l’accordo tra Stato e Regioni per gli interventi nei processi di crisi e ristrutturazioni, a salvaguardia dell’occupazione e per la gestione degli ammortizzatori in deroga del 12 febbraio 2009.
L’altro è l’accordo tra la Regione ed il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 16 aprile 2009.

Il rinnovo di questi due accordi dovrà essere l’occasione per accertare le economie finanziarie del biennio 2009/10 e concordare il loro impiego per il 2011; ma soprattutto per confermare all’Emilia-Romagna l’ulteriore finanziamento di 70 milioni di euro di risorse nazionali ad integrazione del Por che possano essere utilizzate sia per le politiche attive che per le politiche passive.

“Per il rilancio dell’occupazione e del sistema produttivo dell’Emilia-Romagna – ha sottolineato l’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli - si è confermata la scelta strategica di puntare sulla green economy, la ricerca e l’innovazione tecnologica. Ciò tenendo conto che welfare e lavoro sono i due pilastri per combattere le disuguaglianze sociale”.

L’impegno contro la crisiFoto di Liviana Banzi, archivio Agenzia informazione e ufficio stampa Giunta Regione Emilia-Romagna
Dal tavolo è emersa anche la necessità di attivare, a livello nazionale, un confronto per estendere l’area dei possibili beneficiari delle protezioni degli ammortizzatori in deroga.

Tra le strategie per il rilancio dell’occupazione e del sistema produttivo dell’Emilia-Romagna si confermano il sostegno ai processi di ricerca industriale, all’innovazione e allo sviluppo delle imprese, anche attraverso nuove forme di aggregazione e di rete, nonché il sostegno ai distretti tecnologici per garantire competitività al sistema industriale.

In questo quadro proseguono le politiche per l’internazionalizzazione del sistema produttivo, attraverso azioni per le imprese e le loro forme aggregate, lo sviluppo del credito e della finanza rafforzando il processo per ottenere efficaci consorzi fidi di valenza regionale, dei fondi di garanzia e co-garanzia, dei fondi rotativi e per il capitale di rischio delle imprese.

Inoltre, sarà strategica la realizzazione dei grandi investimenti pubblici per migliorare la competitività del sistema territoriale regionale e sostenere – nello sviluppo della nuova programmazione energetica regionale – la diffusione delle fonti rinnovabili, dell’efficientamento energetico e lo sviluppo della green economy.

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La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato nei giorni scorsi un avviso rivolto ai Comuni per la presentazione di candidature per l’erogazione di voucher di carattere conciliativo rivolti alle famiglie per la frequenza ai nidi d’infanzia.

Immagine da http://www.flickr.com/photos/peasap/2561252071/

Per il terzo anno consecutivo, quindi, la Regione, in collaborazione con i Comuni, mette a disposizione delle famiglie assegni economici a parziale copertura della retta d’iscrizione a nidi d’infanzia. Il progetto – cofinanziato dal Fondo sociale europeo – si pone come obiettivo quello di aiutare le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano (o quelle con un solo genitore) nel difficile equilibrio tra esigenze lavorative ed esigenze di cura dei figli più piccoli, e allo stesso tempo facilitare l’accesso di bambini e bambine fino a tre anni ai servizi educativi, rimuovendo ostacoli e discriminazioni cui sono soggette in particolar modo le madri che lavorano e così evitando che la difficoltà ad organizzarsi rispetto ai carichi familiari sia la causa della rinuncia o della perdita dell’occupazione per il genitore.

Il voucher, del valore massimo di 250 euro al mese, sarà erogato dai Comuni e potrà essere utilizzato per l’accesso a strutture private autorizzate che garantiscano un tempo di frequenza minimo di sei ore giornaliere, i pasti e un minimo di apertura di 190 giorni all’anno, quali nidi, micronidi, sezioni di nido aggregate (sezioni primavera), nidi part time, nidi aziendali, e piccoli gruppi educativi/educatrici domiciliari.

Non cambiano i requisiti per avere diritto all’assegno: i destinatari sono le famiglie in cui entrambi i genitori (o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali) siano occupati, ovvero siano lavoratori dipendenti, parasubordinati, autonomi od associati e mantengano questa condizione per tutto il periodo in cui beneficiano dell’assegno.

Sono escluse, pertanto, le famiglie in cui anche solo uno dei genitori si trovi nella condizione di “disoccupazione” o comunque di “privo di occupazione”; i lavoratori in cassa integrazione guadagni o in mobilità sono da considerarsi occupati.

Altro requisito è l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), che non deve essere superiore a 35mila euro.  Costituisce inoltre requisito di base per l’accesso all’assegno la residenza in Emilia-Romagna del nucleo famigliare o di almeno un genitore.

Come già avvenuto per l’anno scolastico 2010-2011,  saranno i Comuni a pubblicizzare l’offerta di posti voucher alle famiglie interessate, ad inserirli nei loro bandi pubblici, a  ricevere le domande e a costruire le graduatorie (sarà data priorità alle famiglie che ne hanno già usufruito negli anni educativi 2009/2010 e 2010/2011), sulla base delle quali la Regione provvederà nei prossimi mesi ad impegnare le risorse finanziarie e a trasferirle alle associazioni di comuni.

L’Avviso regionale riservato ai Comuni relativo agli assegni economici per l’anno educativo 2011-2012 sarà pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna telematico del  27/10/2010. Gli stessi Comuni dovranno presentare le proprie candidature entro le ore 12 del  26/11/2010.

Per saperne di più

Fonte: http://www.emiliaromagnalavoro.it/news/dalla-regione-voucher-per-l2019accesso-ai-nidi-d2019infanzia

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La Regione Emilia-Romagna ha deciso di mettere a disposizione quote del proprio patto di stabilità. Saliera: “Così si pagano i fornitori e si mette in moto il tessuto economico”

Comune di Novafeltria (Rn), sede Comunale - dal sito http://www.comune.novafeltria.pu.it(13 ottobre 2010) Una boccata di ossigeno alle casse dei Comuni e delle Province dell’Emilia-Romagna, l’impegno a presentare a breve una proposta per affrontare i problemi creati dal patto di stabilità nazionale.

La Regione Emilia-Romagna ha deciso di mettere a disposizione dei Comuni e delle Province quote del proprio patto di stabilità per un importo pari a 92 milioni di euro, affinché possano pagare i fornitori, le imprese che fanno lavori pubblici o forniture in conto capitale.
Senza l’intervento della Regione, infatti, molti Comuni, pur avendo le risorse disponibili, non potevano pagare i fornitori a causa dei vincoli imposti dalle norme governative inerenti al patto di stabilità.

“Nei mesi scorsi molti Comuni avevano lamentato che benché avessero le risorse disponibili non potevano pagare i fornitori a causa delle norme del governo in materia di patto di stabilità” – spiega Simonetta Saliera, vicepresidente e assessore al bilancio della Regione Emilia-Romagna.
“Siamo stati in grado e abbiamo scelto di rispondere positivamente a tutte le richieste che ci sono venute dagli enti locali riducendo la nostra quota di liquidità prevista dal patto”, continua Saliera per la quale operando in questo modo “la Regione ha voluto dare un segnale concreto della propria attenzione verso i cittadini, gli enti locali, le imprese: in questo modo, soprattutto nel difficile momento di crisi economica, possiamo permettere a Comuni e Province che hanno i requisiti, esageratamente restrittivi, previsti dalla legge33/2009, di procedere ai pagamenti, altrimenti impossibili, dei propri fornitori con effetti che saranno sicuramente positivi sull’economia e sul lavoro”.

Ai 24 Comuni interessati vanno in totale oltre 42 milioni di euro, mentre le 6 Province potranno fare interventi per quasi 50 milioni di euro, ma l’impegno della Regione su questo versante non si ferma: “Affronteremo i problemi creati dal patto di stabilità nazionale con un apposito provvedimento legislativo che proporremo all’Assemblea legislativa regionale nelle prossime settimane – ha detto Saliera”.

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L'assessore provinciale alle Attività produttive Carlotta Gaiani
L’assessore provinciale alle Attività produttive Carlotta Gaiani

Aggiornamento vertenza Azienda Decotrain S.p.A. di Migliaro (FE).

Riferimento: Riunione tenutasi in data 20 luglio 2010 presso l’Assessorato Provinciale Politiche industriali e Attività Produttive.

Intervenuti: Assessore Provinciale Carlotta Gaiani Gaiani, Presidente Sipro Gianluca Vitarelli, Sindaco di Migliaro Marco Roverati, Sindaco di Migliarino Mucchi, Vicesindaco di Migliarino Mattioli, amministratore delegato Gruppo Gorla Dr. Ciocca (minoranza della Società Decotrain), Unindustria Ferrara Dr. Carnielli.

Comunicato: nell’ultimo incontro del Tavolo Istituzionale per la vertenza in oggetto svoltosi ai primi dello scorso mese di giugno, dove principalmente si era discusso e definito il percorso per la richiesta della CIGS per crisi aziendale con scadenza a maggio del 2011, le Istituzioni avevano anche sollecitato l’Azienda a proporre in tempi brevi alcune possibili strategie che portassero ad un percorso di risanamento finanziario della Decotrain con conseguente riattivazione dell’attività produttiva.
Inoltre, sempre nella medesima occasione, si era richiesta per gli incontri a seguire la presenza dei vertici di Sipro sia come proprietaria dell’area sulla quale insiste l’attività produttiva in questione e sia per un supporto tecnico alla valutazione delle proposte che sarebbero dovute pervenire dall’Azienda nel tentativo di uscire dalla grave crisi finanziaria nella quale versa da ormai troppo tempo.
Con queste motivazioni la riunione del 20 luglio scorso ha visto l’esposizione da parte del Dr. Ciocca di alcune possibili azioni di risanamento finanziario che prevedono in sintesi un accordo con i creditori (in primis Equitalia e gli istituti bancari), un coinvolgimento diretto di Sipro come proprietaria dell’area produttiva e la possibilità di un affitto del ramo d’azienda ad una società che già lavora nello stesso ambito di Decotrain.
In attesa della firma della CIGS da parte del Ministero competente, Un industria ha comunicato che sono state attivate le procedure per l’anticipo ai lavoratori delle spettanze della cassa integrazione tramite gli istituti bancari della Cassa di Risparmio di Ferrara e della Cassa di Risparmio di Cento.
Le Istituzioni hanno chiesto a Decotrain in maniera perentoria di rispettare l’impegno preso nella riunione precedente per il pagamento a Unindustria della redazione delle buste paga dei dipendenti relative alla nuova CIGS (12 euro a busta paga per cassaintegrato). Decotrain scusandosi per l’inconveniente intercorso per la mensilità di giugno, dove i 12 euro sono stati pagati dagli stessi dipendenti, ha confermato l’intenzione di mantenere l’impegno preso al riguardo per i mesi a venire e di rimborsare i lavoratori dei soldi anticipati per le buste paga del mese scorso.
L’incontro si è concluso con l’impegno congiunto di ritrovarsi il giorno 3 agosto p.v. sempre presso gli uffici della Provincia per valutare con maggiore dettaglio l’ipotesi di Piano Industriale avanzato da Decotrain. Pur nella speranza di vedere definitivamente risolta questa lunga vertenza e con l’intento di offrire il massimo supporto possibile per la ripresa occupazionale dello stabilimento, tra le Istituzioni permane un forte scetticismo rispetto al percorso di risanamento finanziario proposto.

a cura dell’Assessorato delle Attività produttive della Provincia

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Si è riunita in Castello Estense la Consulta provinciale dell’economia e del lavoro. Un incontro per la condivisione tra tutti i soggetti interessati delle linee di contrasto alla crisi economica messe in campo e nella prospettiva di delineare le nuove prospettive di sviluppo territoriale.

È toccato alle titolari delle deleghe delle Attività produttive, Carlotta Gaiani, e delle Politiche del Lavoro, Caterina Ferri, tracciare per la Provincia un bilancio delle attività svolte e fare una sintesi sulla situazione occupazionale.

Carlotta Gaiani, in particolare, ha ricordato gli accordi sottoscritti già nel dicembre scorso con Carife e Carice per l’anticipazione della Cigs. “Misura che nel primo semestre – ha detto – è stata attivata per 17 imprese con il coinvolgimento di 805 lavoratori e con un importo anticipato dal sistema bancario di circa 1,5 milioni”. L’assessore provinciale alle attività produttive ha ricordato anche i recenti accordi con la Camera di Commercio relativamente al nuovo bando per l’innovazione e la competitività di 500mila euro e le misure di sostegno del sistema confidi con un rifinanziamento del fondo di garanzia, anche grazie al contributo di Cciaa e Comuni. Un ulteriore strumento del quale hanno beneficiato 367 imprese su tutto il territorio provinciale.

Caterina Ferri ha poi descritto il quadro occupazionale territoriale con qualche cifra, come quella del saldo negativo tra assunti e licenziati nel 2009, meno 1.835, che sale a meno 1.937 unità se si considera il rapporto assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro (in un anno una persona può avere più rapporti di lavoro). Calo dei posti di lavoro a tempo pieno ed indeterminato (diminuiti di 3.249), il che significa che con il parallelo aumento dei rapporti a tempo determinato e la diminuzione della durata media dei contratti, aumentano fragilità e precarietà del lavoro, specie per i più giovani.

Fra le misure messe in campo, il progetto sperimentale per l’impiego di lavoratori in mobilità presso Tribunale e Procura della Repubblica di Ferrara, o il progetto ugualmente sperimentale di tirocinio di giovani in azienda, utilizzando fondi ministeriali e provinciali. Sono poi stati utilizzati i fondi del Fse per finanziare le esigenze formative delle aziende che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, oltre a quelli per i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro. “A fine mese – ha infine annunciato Caterina Ferri – si riunirà una commissione di concertazione per tracciare le linee del bando Adattabilità della formazione professionale, dedicato ai lavoratori occupati, insieme ad associazioni e sindacati”.

Adriana Sabato della Prefettura di Ferrara ha poi reso conto dell’accordo siglato lo scorso dicembre con cinque banche di Ferrara (Carife, Carice, Unicredit, Monte Paschi e Banca Centro Emilia) e tra Prefettura, Provincia e Camera di Commercio per il sostegno del credito a imprese e famiglie. Accordo che scade a fine 2010 ma sul quale c’è la volontà di proroga oltre la fine dell’anno.

Il dibattito si è svolto con un filo conduttore che ha accompagnato diversi interventi: la Consulta deve spingersi oltre le risposte pur doverose e condivise alla crisi economica in atto e assumere iniziative proiettate al futuro sviluppo economico territoriale.

È quanto ha sostenuto il presidente della Camera di Commercio, Carlo Alberto Roncarati, che pure ha ricordato come l’insieme delle misure messe in campo per tamponare gli effetti della crisi siano serviti a tenere in piedi il sistema produttivo provinciale.

Identico concetto è stato espresso dal segretario provinciale Cgil, Giuliano Guietti, con un linguaggio calcistico: “Non basta il gioco difensivo, e ciò che è stato fatto va bene, serve ora una fase più offensiva”. “Abbiamo delle eccellenze – ha specificato – ma c’è l’abitudine a giocare singolarmente, mentre bisogna lavorare per creare sinergie facendo integrare le competenze”.

“La Consulta provinciale non è un tavolo permanente contro la crisi – ha confermato il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani – ma il suo ruolo è di orientare lo sviluppo territoriale”.

Operativamente il sindaco del Comune capoluogo propone la creazione di gruppi di lavoro che verifichino in tempi intermedi  l’attuazione degli impegni assunti: dalla semplificazione amministrativa alla formazione professionale, ai tecnopòli. “Occorre poi fare i conti con i vincoli del patto di stabilità – ha aggiunto – in rapporto ad investimenti già programmati come la Cispadana, l’Idrovia e i tecnopòli: è quindi necessario mantenere viva l’attenzione di tutti su questi temi”.

Sul rapporto vincoli alla spesa pubblica determinati dalle manovre finanziare del governo ed investimenti ha insistito anche l’assessore provinciale al Bilancio e Lavori pubblici, Davide Nardini, che ha ricordato anche i quasi 700 milioni dei fondi Dup “frutto di un’intensa opera di concertazione territoriale – ha ricordato – che si è determinati a spendere nei prossimi anni sul territorio come volano di sviluppo economico”.

Sul tema, invece, della coesione ha incalzato anche il vicepresidente di Cna, Corradino Merli, per il quale “occorre adottare strategie condivise – ha detto – rispetto alle quali ognuno deve fare la propria parte”.

Gianluca Vitarelli, presidente Sipro, ha poi delineato le prospettive di azione dell’agenzia territoriale di sviluppo. “Ci stiamo focalizzando sulle strategie di politica industriale per il territorio – ha esordito – e ragioneremo in termini di filiera nei settori energia, agroalimentare, meccanica, chimica e turismo, per attrarre risorse promuovendo non solo aree industriali ma il sistema territoriale nel suo complesso. L’obiettivo annunciato da Vitarelli è di essere braccio operativo degli enti locali, per offrire ai soci gli strumenti tecnici necessari ad attuare interventi efficaci di politica industriale insediativa e per la creazione di reti di imprese.

All’assessore provinciale Carlotta Gaiani le conclusioni dell’incontro, con la costituzione di una sorta di gruppo di lavoro più ristretto, per sviluppare maggiormente l’operatività della Consulta rispetto alle proposte di lavoro.

Ufficio Stampa – Provincia di Ferrara

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Martedì 11 maggio per dare seguito al protocollo siglato il 24 febbraio scorso in Castello Estense

Nel corso della mattinata di martedì 11 maggio prossimo, negli uffici del Tribunale di Ferrara, si svolgerà l’incontro informativo che la Provincia e gli Uffici Giudiziari hanno convocato, per chiarire le modalità di prestazione delle mansioni di supporto amministrativo che verranno fornite al Tribunale e alla Procura, con il progetto di lavoro di pubblica utilità, finanziato dalla Provincia.
Per 12 mesi, dodici lavoratori in mobilità da imprese industriali, lavorando presso tali uffici avranno modo di integrare il loro reddito mensile con una somma pari a circa 300 euro.
Le persone coinvolte hanno dato la loro disponibilità rispondendo ad un bando pubblico emanato nei mesi scorsi dalla Provincia, che ha ritenuto opportuno inserire questa iniziativa nell’ambito delle più generali misure adottate, anche in partenariato con altre istituzioni, a contrasto della crisi.
L’incontro dà seguito al protocollo d’intesa per l’impiego di 12 lavoratori in mobilità negli uffici giudiziari di Ferrara, firmato in Castello Estense il 24 febbraio scorso dalla presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, dal presidente del Tribunale, Pasquale Maiorano, e dal procuratore della Repubblica, Rosario Minna.

Fonte: http://www.provincia.fe.it/?nav=92&news=8A257508B6F15F6CC125771C003E0B8E

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Da Ilsole24ore Centro-Nord del 7/04/2010 pagina 5

L’export punisce la via Emilia Resiste soltanto l’alimentare

Quasi dimezzato il flusso di macchine agricole e per il legno

di Daniele Guido Gessa

Buone performance sui mercati lontani di Cina, India e Iran ma forte debolezza sui mercati “ricchi” di Europa e Stati Uniti;  così a fine 2009 i distretti dell’Emilia-Romagna totalizzano un pesante -17,8% di export, che significa 1,6 miliardi in meno di ricavi che si fermano sottoquota 7,5 miliardi.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dal Monitor dei distretti messo a punto dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo,  secondo cui nel quarto trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono risultate in calo del 16,73% mentre l’anno si chiude ancora peggio, come si è accennato, a -17,8 percento.

E anche per questo, spiega Giovanni Foresti del Servizio studi e ricerche dell’istituto di credito, «che la chiave del futuro dei distretti sta tutta nel potenziamento, specie per le pmi, delle strutture commerciali. Un passaggio complesso, che va fatto in modo equilibrato dal punto di vista sia finanziario che strategico, ma le imprese devono comunque pensare a una “delocalizzazione” delle proprie reti di partner commerciali».

Se si guarda ai dati relativi alle esportazioni,hanno perso maggiormente i distretti dal modello di business più ciclico, come le macchine per il legno (-49,3%), quelle agricole(-38,6%)e le utensili piacentine (-29,2%) con numeri molto negativi anche per ceramica, mobile imbottito e calzature.
Gli unici distretti che nel periodo gennaio-dicembre 2009 hanno visto crescere le esportazioni – che comunque, nel complesso, fanno dell’Emilia-Romagna la terza regione italiana per scambi commerciali con 36,4 miliardi a fine 2009 e il 12,6% di quota nazionale – sono l’alimentare di Parma (che ha fatto segnare un crescita del 6,2%) e il biomedicale di Mirandola con un timido +0,6 per cento. Ed è andata meno peggio anche alle macchine per l’imballaggio del Bolognese (si veda altro servizio in pagina), che hanno perso “solo” il 13,9 percento.

«Ha lasciato meno sul campo chi è forte nei servizi di post vendita e assistenza – spiega Serena Fumagalli di Intesa Sanpaolo – e questa può essere una risposta anche per le piccole realtà, che devono imparare a mettere in comune i servizi commerciali. Serve grande flessibilità, bisogna appoggiarsi a una rete di rivenditori non di proprietà, ma per fare questo occorrono nuovi modelli di alleanza fra le imprese».
Ma anche i distretti che stanno andando peggio, come i ciclomotori di Bologna, le macchine per il legno di Rimini o le macchine agricole di Reggio e Modena, non sono destinati a sparire. «Se  spariscono loro – sostengono da Intesa Sanpaolo – prima spariscono i distretti equivalenti del resto d’Italia, visto che a livello nazionale, continuano a rimanere delle eccellenze, anche grazie al ruolo determinante delle istituzioni, che sono in grado di stimolare le innovazioni e i brevetti».

La conferma dell’importanza di politiche attive arriva anche da Unioncamere che considera «un dato positivo, pur in questo periodo di forte crisi, l’aumento delle piccole imprese che si affacciano all’estero, anche per la prima volta. Per queste piccole realtà esistono delle soluzioni per far fronte alla crisi e per sviluppare i propri rapporti con
l’estero: dalle reti temporanee ai manager ad hoc alla possibilità di accedere a un complesso di servizi approntato dal sistema territoriale, istituzioni e associazioni di categoria».
Tra le aree in difficoltà, ma impegnate in una forte azione di riposizionamento, vi è anche la maglieria di Carpi che vede ancora flettere i dati economici, sia per l’export (-4,8%) sia per la mortalità di imprese. Tuttavia, spiegano da Unioncamere, «al di là dei distretti, anche zone che si pensa siano meno avvantaggiate, in realtà mostrano buone performance.
Prendiamo Ferrara, per esempio: come capacità delle sue istituzioni di fare rete, la provincia ferrarese non è seconda a nessuno. Poi,chiaro,il sistema economico di medie imprese non ha facilitato la situazione economica, ma, bene o male, in tutta la regione, i tentativi di fare sistema hanno dato i loro frutti».

Da Ilsole24ore Centro-Nord del 7/04/2010 pagina 5

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Il contributo una tantum è destinato ai collaboratori a progetto senza contratto da almeno due mesi

Un’indennità pari al 30% del reddito percepito lo scorso anno. È la misura di sostegno prevista dalla Finanziaria 2010 per i collaboratori a progetto che hanno perso il lavoro, introdotta in via sperimentale per il biennio 2010-2011 come forma di tutela del reddito anche dei lavoratori atipici. Ammontano a 200 milioni di euro le risorse messe a disposizione per la misura per ciascuno dei due anni.

L’Inps, attraverso la circolare n°36 del 9/03/2010,  rende noti i requisiti necessari per aver diritto all’indennità, che comunque non può superare l’importo massimo di 4mila euro. In riferimento all’anno 2010, a beneficiarne possono essere i collaboratori coordinati e continuativi cioè i collaboratori a progetto iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps (con aliquota al 25,72% nel 2009 e al 29,72% al 2010).

Per avere diritto all’indennità l’interessato deve risultare senza contratto di lavoro da almeno due mesi. Per quanto riguarda l’ultimo rapporto di lavoro (ovvero quello che è stato interrotto) l’attività deve essere stata svolta per un unico committente.

Tra i requisiti vanno considerate anche le mensilità di accredito contributivo nella gestione separata: è necessario aver versato almeno una mensilità per quanto riguarda l’anno di riferimento e almeno tre mensilità per quanto riguarda l’anno precedente.

Il reddito a cui si fa riferimento per il calcolo dell’indennità è quello dell’anno precedente (per il 2010 si prende in considerazione il reddito lordo del 2009), che deve essere compreso tra i 5mila e i 20 mila euro.

Coloro che rispondono a tutti questi requisiti, entro 30 giorni dalla data in cui si sono verificati possono effettuare la richiesta di indennità alla sede Inps competente sul territorio previa dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o ad un percorso di qualificazione professionale.

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Un progetto sperimentale per l’impiego di lavoratori in mobilità negli uffici giudiziari
Da sinistra: Pasquale Maiorano, Marcella Zappaterra, Rosario Minna e Barbara Celati
Da sinistra: Pasquale Maiorano, Marcella Zappaterra, Rosario Minna e Barbara Celati

Un protocollo d’intesa per l’impiego di 12 lavoratori in mobilità negli uffici giudiziari di Ferrara, della durata di un anno. Il documento è stato firmato in Castello Estense dalla presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, dal presidente del Tribunale, Pasquale Maiorano, e dal procuratore della Repubblica, Rosario Minna, e “dà forma ad un rapporto di collaborazione istituzionale – ha spiegato la presidente della Provincia – per dare un sostegno concreto ad alcuni lavoratori, in questo momento particolare di crisi economica, e per aiutare l’attività amministrativa della Giustizia, nell’interesse della sicurezza dei cittadini”.
Secondo la normativa attualmente in vigore, i lavoratori in mobilità sono quelli licenziati dalle industrie in gruppi di almeno cinque, beneficiari di ammortizzatori sociali che vanno da 800 a 1.000 euro al mese, per una durata dai 12 ai 36 mesi a seconda dell’età del lavoratore.
L’impegno economico del progetto, di natura sperimentale e interamente a carico della Provincia, è stimato fra i 60 e i 70mila euro complessivi a favore dei 12 lavoratori che saranno impiegati negli uffici giudiziari per sei mesi rinnovabili fino ad un anno, con un compenso che andrà ad integrare l’assegno di mobilità fino al raggiungimento dello stipendio equiparato alla categoria B3, secondo il contratto nazionale degli enti locali.
La selezione – come ha spiegato la dirigente provinciale alle Politiche del Lavoro e Centri per l’Impiego Barbara Celati – avverrà fra i 960 iscritti alle liste di disoccupazione con indennizzo al 31 dicembre 2009, secondo alcuni criteri fra cui quello dell’anzianità del lavoratore. A cura della Provincia sarà anche la compilazione della graduatoria, successivamente a colloqui specifici che eseguiranno gli uffici giudiziari per l’individuazione delle idoneità funzionali alle mansioni da svolgere.Un progetto sperimentale – è stato specificato – che non comporterà alcun rapporto giuridico di lavoro né per la Provincia, né per Procura e Tribunale.
Data la natura particolarmente innovativa del progetto, già alcune Province, come Modena e Bologna, si sono fatte avanti per chiedere informazioni.
Soddisfazione per l’accordo ha espresso il procuratore Rosario Minna, che ha ricordato lo stato di difficoltà in cui versa la Procura di Ferrara con soli 15 dipendenti amministrativi in organico, di cui 12-13 effettivi, a fronte di processi particolarmente complessi i cui atti arrivano anche a 150.000 pagine per un solo processo con trenta avvocati coinvolti.
Una situazione di difficoltà espressa anche dal presidente del Tribunale di Ferrara, Pasquale Maiorano: “In organico – ha sottolineato – dovremmo essere in 70, mentre siamo attualmente in 58, con altrettanti processi voluminosi come quello sulla Costruttori. Il protocollo di oggi – ha proseguito – segna una positiva collaborazione istituzionale, su cui, peraltro, il parere del Ministero non è sempre favorevole e in taluni casi anche contrario”.

Fonte:  http://www.provincia.fe.it/?nav=92&news=0638EEDED07D2FD2C12576D4005FB67C

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